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Arezzo, Antonio Moretti vince in Cassazione: sui sequestri tutto da rifare

Antonio Moretti

Luca Serafini
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Antonio Moretti è come il suo celebre vino rosso: più invecchia e più diventa robusto. Non si arrende. La Suprema Corte di Cassazione alle 20 di ieri, giovedì 23 gennaio 2020, ha accolto il ricorso da lui presentato contro i sequestri di beni mobili e immobili per 25,5 milioni. Erano scattati a novembre 2018 quando il padre dell'Oreno finì agli arresti domiciliari. Colpo di scena, quindi, nella vicenda autoriciclaggio che coinvolge la famiglia della moda e delle vigne. Tutto da rifare. Il presidente della sesta sezione penale Giorgio Fidelbo ha recepito i rilievi degli avvocati Stefano Campanello e Mauro Messeri. Sapremo più avanti le motivazioni. Il colpo di spugna comunque c'è. Non azzera certo i sequestri preventivi operati dalla Guardia di Finanza, che restano efficaci, ma la palla torna di nuovo ad Arezzo. Sarà il sesto pronunciamento, dopo due bocciatura dei supremi giudici. Con l'invito a rivedere la questione alla radice, al di là delle decurtazioni effettuate in precedenza sulle somme di Antonio e del figlio Andrea (rispettivamente 2,3 e 3,9 milioni). C'è qualcosa che non torna, evidentemente, e il ping pong va avanti da un pezzo. Tutto ruota intorno alle sette operazioni “opache” con cui il 69enne imprenditore della Tenuta Setteponti, i figli e i collaboratori, secondo la procura di Arezzo avrebbero reinvestito soldi provento di delitti tributari e fiscali: omessi versamenti previdenziali e assistenziali. Il pm Marco Dioni si accinge proprio in questi giorni a chiudere il fascicolo con le richieste di rinvio a giudizio per i 14 indagati. L'esito di ieri avrà delle ripercussioni nell'impalcatura dell'accusa? Vedremo. Esprime soddisfazione, intanto, l'avvocato Stefano Campanello. “I nostri argomenti hanno fatto breccia ed  è rimesso in discussione tutto il ragionamento alla base dei sequestri. La decisione della Suprema Corte può cambiare i connotati di questa vicenda dove forse si dava tutto per scontato. Andrà verificato se i Moretti hanno commesso davvero dei reati, se c'è stato un profitto e se questo ha dato luogo ad un autoriciclaggio. Noi diciamo di no. Insomma è tutto da stabilire che i 25.529.409 euro non siano il frutto di investimenti legittimi”. Per Antonio Moretti, che a gennaio ha compiuto 69 anni, l'inizio del 2020 pare positivo. A parte i risultati della super cantina, è uscito indenne dalla vicenda della cena elettorale dell'ex ministro Pier Carlo Padoan: archiviazione per finanziamento illecito ai partiti. Ha evitato il processo per la bancarotta Confitalia grazie alla prescrizione. Ora la sentenza della Cassazione, i cui effetti si estendono anche per gli altri indagati. Compreso Andrea, l'imprenditore di Pull Love e altri business, che non aveva presentato ricorso. Lui, invece, a processo per il crac Confitalia ci andrà, mentre a marzo lo yacht che era suo va all'asta bis per 790 mila euro. Gli è stato confiscato per altri guai giudiziari. La fine che adesso i Moretti vogliono evitare per altri beni. Il bicchiere è mezzo pieno. Il pm Dioni, scrupoloso ed equilibrato, non è tipo che molla.