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Banca Etruria, arriva sentenza per Fornasari, Bronchi e Canestri su ostacolo alla vigilanza

Luca Serafini
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Quello di oggi, giovedì 6 febbraio, è un altro giorno cerchiato di rosso per Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi, rispettivamente ex presidente ed ex direttore generale di Banca Etruria ngli anni precedenti all'inabissamento dell'istituto di credito. A Firenze è attesa la sentenza nel processo di appello per il filone ostacolo alla vigilanza che in primo grado, ad Arezzo, li ha visti assolti. L'accusa è quella di aver prodotto ad hoc una rappresentazione farlocca delle condizioni patrimoniali della banca, che successivamente andò incontro a commissariamento, risoluzione, insolvenza. Tutto da dimostrare. La procura generale he chiesto la condanna di entrambi, due anni e quattro mesi di reclusione per Fornasari, e a un anno e otto mesi per Bronchi. Il procuratore generale Domenico Manzione, ex sottosegretario al Ministero degli Interni nel governo Renzi, ha invece chiesto di confermare l'assoluzione per Davide Canestri, all'epoca con ruolo di Risk manager in Etruria. Le condanne per Fornasari e Bronchi, se inflitte, andrebbero ad aggiungersi a quelle ricevute un anno fa, in primo grado, per la bancarotta: cinque anni a testa. L'ex onorevole e l'ex direttore Bpel preferirono il giudizio con rito abbreviato, rispetto al processo ordinario che oltre venti imputati che si sta svolgendo alla Vela di Arezzo e che oggi riserva una nuova puntata del dibattimento, a ritmi serrati, davanti al collegio guidato dal presidente Gianni Fruganti. Il gong che suona oggi annuncia la sfida, accesa, tra accusa e difesa sul primo dei filoni penali della vicenda Etruria. L'ostacolo alla vigilanza, appunto. Il pool dell'allora procuratore Roberto Rossi (destituito dal Csm, ma vicenda ora davanti al Tar) era convinto delle responsabilità di Fornasari, Bronchi e Canestri, ma il giudice Annamaria Loprete, ad Arezzo, chiuse il procedimento con le assoluzioni. Era il 30 novembre 2016. In secondo grado la procura generale ha chiesto e ottenuto di riaprire la discussione con l'audizione degli ispettori di Banca d'Italia, che nel processo è parte civile. A difendere gli imputati sono gli avvocati Nino D'Avirro per Fornasari, Carlo Baccaredda Boy per Bronchi, Luca Fanfani e Stefano Lalomia per Canestri. L'esito è incertissimo. L'inchiesta era nata dall'ispezione di fine 2013 che tra i conti di via Calamandrei (bilancio 2012) rivelò criticità tali da sfociare nel penale. I pm nel 2016 chiesero condanne a 2 anni e 8 mesi per Fornasari e Bronchi, due per Canestri. Ma la conclusione del gup Loprete fu che da parte degli amministratori non c'era stato dolo: non volevano nascondere la situazione finanziaria di Bpel con la sottovalutazione dei crediti deteriorati. E la cessione di gran parte del patrimonio immobiliare (operazione Palazzo della Fonte) sarebbe stata una vendita reale, non fittizia. Regolari anche i finanziamenti concessi a quattro imprenditori del consorzio protagonista di quello spin off. Se l'attività di vigilanza di via Nazionale fu ostacolata o no, lo decide oggi la corte d'appello.