Arezzo, tra Scopetone e Ss 73 il mercato del sesso delle "lucciole di giorno" non conosce crisi

Strada a luci rosse

Arezzo, tra Scopetone e Ss 73 il mercato del sesso delle "lucciole di giorno" non conosce crisi

07.02.2020 - 00:19

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Undici del mattino, strada dello Scopetone. La ragazza di colore sbuca da un cespuglio appena vede l’auto rallentare e fa ampi cenni con le mani per proporsi. “Come ti chiami?”. “Sally”, risponde lei. Ma il nome di sicuro è un altro. Capisce subito che non ha a che fare con un cliente e scappa via. Ha il telefonino acceso in viva voce. Si tiene collegata continuamente con qualcuno. Le colleghe. O chi tiene i fili della sua attività e ci lucra. La ragazza è una delle sette che incontriamo nel breve tratto che va dal bivio sulla statale 73 dopo la Palazzo del Pero, e il casottino dell’Anas dove parte la salita per Poti. Sette giovani donne africane, nigeriane, sistemate nelle rispettive postazioni a bordo strada. Sedie di plastica da giardino o da cucina. Borse appese ai rami, usati anche come attaccapanni.

Tutte tra i venti e i trent’anni. Arrivano al mattino e se ne vanno al tramonto. In autobus o accompagnate da qualcuno che con loro ha stretto confidenza o patti di affari. Sono le “nere” dello Scopetone, via del sesso del comune di Arezzo attiva da quasi trent’anni. Più in basso, lungo la 73, ne contiamo altre sette sulle piazzole. Aspettano, come le altre. Ogni tanto si fermano camion, auto, piccoli fuoristrada.

Man mano che ci si avvicina alla città, verso le Pietre, le nigeriane lasciano il posto alle italiane e alle ragazze dell’Est. E’ il mercato diurno del sesso, operativo sette giorni su sette. Un business che non conosce crisi, visto che la clientela non manca mai e le operatrici mutano con turn over incessante durante l’anno. Nessuna retata e maxi controllo ha mai stroncato il giro. Là dove c’è richiesta, l’offerta non manca mai: è la regola dell’economia applicata al corpo umano e alle sue necessità, anche non elevate.

Le ragazze di colore installate da decenni qui, provengono da Firenze. Scendono alla stazione di Arezzo. Se l’esercizio della prostituzione è una libera scelta, un lavoro condotto in proprio, senza sanguisuga (unico aspetto perseguibile penalmente) è difficile saperlo anche per le forze dell’ordine. E’ da un pezzo che non si sente più parlare di indagini in questo settore. Gli affari non sono stellari, 20 o 30 euro la prestazione, ma in fondo alla giornata le borsette delle lucciole nere diurne si riempiono di qualcosa. E mettendo in fila i giorni e le ragazze, i ricavi non sono poi così modesti. Appannaggio anche di sfruttatori e sfruttatrici. (guarda le foto)

Pantaloni attillati, rossetti eccessivi, capelli neri o biondi, crespi o lisci, loro ammiccano a lato strada. Gli abitué, dicono tra le forze dell’ordine, sono per lo più persone dai sessanta a gli ottanta anni. Ma non mancano le eccezioni. I clienti arrivano dalla città e dalla provincia. A colpo sicuro.

Da una postazione all’altra le ragazze si chiamano a voce o col cellulare. Nei tempi morti c’è chi ascolta musica a volume alto. Lo Scopetone è la via della tolleranza. Periferica rispetto alla città, tra competenze territoriali delle varie stazioni carabinieri, polizia di stato e polizia municipale, è un’isola del sesso a pagamento dove la prostituzione è libera e radicata come i tronchi degli alberi, i cartelli stradali e i funghi che nascono da queste parti. L’immagine è quella di una resa incondizionata al fenomeno, impossibile da estirpare, divenuto un tutt’uno con l’ambiente.

L’aspetto d’insieme non è edificante salendo su per la via che a curve conduce al valico e scavalla per Arezzo. La casa cantoniera, orribile nel suo degrado, è lo spot alla non valorizzazione di tutta un’area, quella dell’Alpe di Poti, abbandonata all’incuria. Ecco, forse solo il rilancio turistico potrebbe modificare le cose. Per ora da trent’anni questa è la strada del sesso. Le ragazze di colore salutano chi passa, ciclisti, motociclisti, automobilisti, e aspettano il prossimo cliente.
 
 

 

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