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Licio Gelli, l'Erario tenta nuovo assalto per prendere Villa Wanda ad Arezzo

Licio Gelli (1919-2015) a Villa Wanda

Luca Serafini
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Il nome di Licio Gelli e quello di villa Wanda riecheggiano ancora nelle aule di tribunale. Prossima udienza, il 7 ottobre 2020. Prosegue la storia infinita dei debiti con il fisco, intrecciata con le sorti della casa sul colle di Santa Maria, che si affaccia su Arezzo, scrigno dei misteri d'Italia. Dopo che lo Stato ha definitivamente perso la battaglia per requisire villa Wanda in virtù della legge che consente di spogliare dei loro beni i personaggi “pericolosi”, anche se deceduti, è tuttora in piedi la causa civile con cui l'avvocatura dello Stato tenta l'ultimo assalto alla super casa. Si tratta di rendere nullo l'atto di vendita dell'immobile che a suo tempo Licio Gelli fece verso la società Sator, intestata alla moglie Gabriele Vasile e al nipote Alessandro Marsili. Per lo Stato si trattò di uno stratagemma con il quale sottrarre la villa dai beni attaccabili con la confisca in ordine al consistente debito della famiglia Gelli. Tutto ruota infatti sui 17 milioni che l'Erario rivendicava ai Gelli: omesse dichiarazioni di ricchezze e tasse relative non versate. Un testamento sequestrato a Licio Gelli enumerava nel dettaglio le varie proprietà, tenute nascoste al fisco. Una volta emerse le Entrate hanno avviato la procedura per rientrare delle somme non percepite. Situazione, par di capire, ancora in alto mare. Con la villa che non può essere presa, in quanto intestata a due figure non perseguibili, la vedova e il nipote. In primo grado ad Arezzo il giudice Alessandra Guerrieri ha negato la revocatoria all'avvocatura dello Stato. Che però non si dà per vinta. Il processo di appello era in programma a inizio anno, invece è slittato tutto per uno dei classici meccanismi della giustizia civile. Se ne riparlerà ad ottobre. Intanto la villa, oggetto di restauri, rimane in attesa di una probabile operazione immobiliare di rilevante valore. Lo Stato, con l'azione intentata dal Questore di Arezzo, voleva requisirla utilizzando la legge applicata contro i mafiosi, per farne un museo o un luogo di cultura aperto al pubblico. Ma la giustizia, anche in appello, ha detto no: Licio Gelli, ha affermato il giudice Gianni Fruganti e ha ribadito l'appello, acquistò villa Wanda dall'imprenditore della moda Mario Lebole, con i soldi frutto del suo lavoro di giovane rampante manager. Quando ancora non era inseguito da processi e mandati di cattura, e su di lui non si erano addensate le ombre che dopo la sua morte sono ancora più scure, con l'accusa di essere stato mandante della strage di Bologna (2 agosto 1980, 85 vittime) con finanziamenti ai neofascisti. Luca Serafini