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Arezzo, spruzzò alcol sulla compagna e le dette fuoco: Cassazione decide sulla giusta pena

omicidio di via duccio di buoninsegna: la tenda dove è avvenuta l'aggressione

Luca Serafini
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Il compagno le spruzzò l'alcol addosso, poi le diede fuoco. E Maria Teri morì per le ustioni dopo 37 giorni di agonia. Oggi la Cassazione si esprime sull'omicidio di via Duccio da Buoninsegna, storia di degrado e marginalità alla immediata periferia di Arezzo. Una coppia di barboni rumeni. Vivevano tra stracci e rifiuti in una capanna. Litigarono. Complice qualche bicchiere di troppo. L'uomo, Gurean Benoni, 57 anni, è in carcere e sta scontando la pena: 14 anni di reclusione. Ma sulla sua vicenda, cominciata nel 2014, è in atto un ping pong di sentenze. Processato per omicidio volontario con rito abbreviato ad Arezzo dal gup Piergiorgio Ponticelli, a Firenze si era visto abbassare la pena a 10 anni perché secondo i giudici il delitto era “preterintenzionale”. Non voleva ammazzare Maria, scrissero nelle motivazioni della sentenza del 2016, che però la Cassazione ha annullato. Così la Corte d'assise d'appello di Firenze, un'altra sezione, nel 2018 riprese in mano il fascicolo ed emise il nuovo verdetto: ripristinati i 14 anni per omicidio volontario, nella forma del “dolo eventuale”: Gurean non intendeva ucciderla, ma nel compiere quel gesto, accettò il rischio che lei morisse. L'avvocato Alessio Senserini ha però impugnato quel pronunciamento e oggi la Suprema Corte di Cassazione deciderà se confermare i 14 anni, se correggere la decisione o rinviare di nuovo il caso a Firenze. La difesa del rumeno chiede l'annullamento del verdetto perché, a parte le attenuanti non concesse, i giudici fiorentini non avrebbero svolto accertamenti, come chiedeva la Cassazione, sulla versione del Gurean: e cioè che ci fu da parte sua il tentativo di spegnere le fiamme, cambiandole i vestiti. Non si tratterebbe, secondo la difesa, di omicidio volontario. I giudici che lo declassarono in preterintenzionale, fecero anche riferimento alla bottiglia di alcol usata dall'uomo e trovata nel luogo del delitto mezza piena e quindi, secondo l'interpretazione, con un utilizzo così scarso del liquido infiammabile il compagno non voleva sopprimerla. Quel giorno, l'11 settembre 2014, nel primo pomeriggio Maria, 49 anni, corse a chiedere aiuto in viale Mecenate ad un bar. Disse subito che a conciarla in quel modo era stato Gurean, nel loro bivacco sul lato opposto del luna park. Accorsero i soccorritori del 118. Rapidamente il compagno fu rintracciato in zona e arrestato: testimoni avevano anche visto la coppia litigare, prima del fattaccio: per la strada lui la trascinava tenendole i capelli. La donna venne trasferita al centro specializzato di Genova per la cura delle ustioni, ma nonostante gli sforzi dei medici, morì. Il figlio di Maria, che vive ad Arezzo, chiede giustizia. E' parte civile con l'avvocato Domenico Nucci. Avrebbe diritto anche ad un risarcimento che non avrà mai perché il rumeno è nullatenente. Intanto il tempo scorre. Sulla storia di via Duccio da Buoninsegna oggi potrebbe calare la parola fine. O forse no. Luca Serafini