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Morte di Martina Rossi, i due giovani: "Innocenti". Verdetto slitta all'11 marzo

Luca Serafini
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Per la morte di Martina Rossi non c'è ancora la sentenza: sarà pronunciata l'11 marzo dalla Corte d'Appello di Firenze. Però c'è una nuova versione di ciò che sarebbe avvenuto nella camera del mistero, la 609, al sesto piano dell'hotel Santa Ana di Palma di Maiorca, il 3 agosto 2011 prima dell'alba. A raccontarla, in extremis, è uno dei due giovani di Castiglion Fibocchi che rischiano la condanna a tre anni di reclusione. “Abbiamo fumato insieme una canna e Martina non ci stava più con la testa: non sapeva dove stava e cosa faceva. E' diventata aggressiva: mi ha graffiato al viso. Non c'è stato nessun tentativo di violenza sessuale: si è buttata”. Alessandro Albertoni, il motociclista prestante, vestito casual, stavolta è in aula e parla. Come l'amico Luca Vanneschi, stessa situazione, che ai giudici grida la sua innocenza e chiede che pongano fine a tutti questi anni, di ingiusti attacchi che definisce “infamanti”. Qualche banco più in là i genitori di Martina Rossi, che aveva venti anni, hanno il viso tirato e si mordono le labbra. “Martina è stata trovata in slip?” dice ancora Albertoni rivolto alla Corte “ma già quando ha bussato alla porta della nostra camera credo fosse senza pantaloncini e con la maglietta sopra”. Per accreditare che non la spogliò. Lui di conquiste, ha rivelato, in quella vacanza ne faceva a iosa, senza dover infierire su Martina. “Lei stava davvero male e sono sceso ad avvisare le sue amiche”, prosegue nel racconto. “Ed è allora che è caduta di sotto. Quando ero nella hall ho sentito un tonfo. Luca, che era sul letto l'ha vista prendere la rincorsa e lanciarsi”. Albertoni escluse un gesto disperato di fuga dalle minacce e dalle mani di qualcuno che voleva stuprarla: cioè l'unico reato rimasto dopo che la prescrizione ha cancellato la ‘morte in conseguenza di altro reato'. L'avvocato Tiberio Baroni, che difende Albertoni, aggiunge ai giudici della corte la sua ipotesi: “Forse si è sporta dal balcone per vomitare ed è precipitata”. Arringhe difensive lunghe e appassionate. Stefano Buricchi chiede l'assoluzione o la riapertura del dibattimento per sentire testimoni scartati ad Arezzo. Mentre Albertoni parla l'avvocato Luca Fanfani, parte civile per i Rossi, annota quelli che ritiene autogol. Dichiarazioni diverse da quelle rese nei verbali e da quanto emerso nel processo, a partire dall'intercettazione in cui esulta perché nelle carte “non c'è la violenza sessuale”. A fianco dei ragazzi, i genitori e gli amici. L'incubo non è finito. C'è spazio anche per il rimorso. “Se fossi rimasto lì in camera - dice Albertoni - a Martina non sarebbe successo niente”. L'11 marzo le repliche e il verdetto. Luca Serafini