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Arezzo, bambino morto in piscina: un condannato e altri due a processo

Luca Serafini
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Per il piccolo Ateed lo specchio d'acqua azzurra della piscina vicina a casa era un sogno. Quel maledetto giorno entrò in acqua ma fu la sua fine. Morì stroncato da una congestione. Era il 27 maggio 2017, a San Zeno. Per la morte del bambino di cinque anni, di origini pakistane, ieri il gup di Arezzo, Angela Avila, ha condannato a due mesi e venti giorni il proprietario della piscina privata. Dovrà anche pagare un risarcimento ai genitori del bimbo, da quantificare in sede civile. L'uomo non era presente al fatto, ma secondo l'accusa non avrebbe tenuto la vasca d'acqua in sicurezza come necessario, magari assicurando i cancelli con dei lucchetti. Il bambino che morì era così potuto entrare nella proprietà privata per incontrarsi con l'amichetto, figlio di una coppia che abitava nella struttura. Per la tragedia di San Zeno ci sono altre due persone che saranno processate e sono proprio i genitori dell'amichetto di Ateed che quel giorno lo aveva accolto con gioia per trascorrere qualche ora insieme. La coppia ha scelto il rito ordinario ed è stato fissato il processo per il prossimo 9 aprile davanti al giudice Ada Grignani. Anche per loro, che abitavano in un alloggio nella proprietà dell'altro aretino, l'accusa è l'omicidio colposo. Per omessa vigilanza. Quel tragico pomeriggio ha avuto una coda giudiziaria che ieri è stata in parte rievocata, con pubblico ministero la dottoressa Laura Taddei. Quel caldo pomeriggio di maggio sarebbe stato proprio il compagno di giochi di Ateed a dare l'allarme: provò a tirar fuori l'amichetto. Intervennero gli adulti, arrivò il 118. Ma per il bambino non ci fu nulla da fare. Sulla piscina che quel giorno doveva ospitare una festa di compleanno calò una grigia cappa di dolore. Poi le indagini. Secondo la procura i genitori dell'amichetto di Ateed avrebbero dovuto vigilare meglio e il proprietario della piscina doveva usare ulteriori accorgimenti per rendere non pericolosa la piscina. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che il bambino si era recato dal compagno di giochi, più grandicello, che di buon grado lo aveva accolto. Si profilava un bel sabato pomeriggio da trascorrere insieme. Il primo sole estivo. La piscina aveva attirato l'attenzione di Ateed, nato in Italia da genitori del Pakistan radicati da anni ad Arezzo. Dall'abitazione accanto, a fianco del casale, era arrivato passando dal cancello. Dopo pranzo. La città rimase sconvolta per la tragedia. Ieri il primo pronunciamento del giudice. Il proprietario della struttura, 55 anni, era difeso dall'avvocato Nicoletta De Santis. I due cinquantenni rinviati a giudizio sono difesi dall'avvocato Massimo Scaioli. La famiglia del bimbo è parte civile con l'avvocato Fabio Appiano. Luca Serafini