Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, omicidio di Maria: per Ferrini giudizio immediato. "Delitto senza premeditazione"

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Federico Ferrini si presentò a casa di Maria con una sbarra di ferro in mano, ma quella notte di fine agosto l'uomo - secondo la procura - non era andato in via Della Robbia, ad Arezzo, con l'intenzione di ammazzare l'amica brasiliana. Fu un delitto d'impeto, una lite finita nel sangue. Il pm Chiara Pistolesi ha chiuso l'inchiesta sul fatto di sangue in zona Santa Maria delle Grazie. E al commerciante casentinese di salumi, reo confesso, rinchiuso in carcere da sei mesi, non è contestata la premeditazione. “Omicidio volontario” senza aggravanti. Sarebbe confermata l'imputazione scattata al momento dell'arresto. Quella più leggera, che elimina lo spettro, molto ipotetico, dell'ergastolo e apre la strada, grazie ad attenuanti e riti alternativi, a una pena contenuta. Il pubblico ministero ha chiesto al giudice Piergiorgio Ponticelli il giudizio immediato. Processo subito, senza udienza preliminare. Il difensore di Ferrini, l'avvocato Gionata Giannini, appena ricevuto il decreto del giudice potrà chiedere il rito alternativo alla Corte d'Assise. Alla fine, la pena inflitta al commerciante potrebbe aggirarsi sui 14 anni di reclusione. Ma il percorso, seppur incanalato nel binario veloce, è tutto da svolgere. Sarà intanto il gip, in prima battuta, ad accogliere o meno la richiesta della procura che poggia come vuole la legge sull'esistenza di un quadro indiziario forte e sul fatto che l'imputato è in custodia cautelare. Era la notte del 26 agosto 2019 quando si consumò il delitto. Il cadavere di Maria Venancio De Sousa venne trovato il mattino dopo dai proprietari della casa dove la sessantenne brasiliana viveva in affitto. E dove riceveva uomini. In passato uno di loro era stato proprio Federico, ragazzo bravissimo, a detta dei colleghi ambulanti e di chiunque lo conosce. Uno che si è fatto un mazzo così, al lavoro, nell'azienda di famiglia in alto Casentino. In Maria, anni prima, aveva trovato affetto e compagnia. Una relazione. Con la donna, sposata ma separata, forse si erano anche appoggiati nei momenti del bisogno economico. Poi qualcosa era cambiato, lui aveva un'altra. Le acque ultimamente erano agitate, tra incomprensioni e ruggini. Fino a quella notte in cui tutto precipitò. Le immagini delle telecamere di sorveglianza in via Della Robbia mostrano Ferrini che si aggira davanti alla casa. Attende il momento per entrare, dopo che lei ha trascorso la serata in pizzeria con un amico. Una volta sicuro che Maria è sola, apre. Stando alla sua versione, si sentiva ricattato: lei voleva soldi o avrebbe rivelato che andava dalle prostitute. Quale sia stata effettivamente la molla della furia omicida non si sa. E la sbarra? Non ci sarebbe prova che Ferrini l'avesse portata per uccidere. Magari, come dice lui, l'averebbe usata per aprire la porta se lei si fosse rifiutata: pretendeva un chiarimento. E la corda stretta al collo della donna, legata poi al letto? Un gesto successivo alla morte, avvenuta per i colpi alla testa. Certo, restano i dubbi. Ci sono sfocature. La versione di Ferrini non convince. Tuttavia non sono emersi elementi per contestargli un piano architettato, meditato a tavolino in base ad un movente di tipo economico, predatorio o altro. Il cerchio delle indagini si è chiuso. Non resta che attendere i passaggi successivi. Fu la Squadra Mobile, in perfetta intesa con il pm Chiara Pistolesi, a risalire in pochi giorni al casentinese. Indagini certosine. L'uomo si era mimetizzato nella normalità. Andarono a trovarlo a casa. Non poté che ammettere. La spranga l'aveva gettata via. Dagli esami della scientifica nella casa, negli indumenti e nell'auto non sono emerse tracce compromettenti. Come se i due non si fossero sfiorati quella notte. Ma l'inchiesta ha escluso scenari alternativi, l'intervento di una terza persona o la morte per altra causa, magari una sostanza assunta in precedenza dalla sessantenne. La confessione di Ferrini è il pilastro, cementato dagli elementi raccolti, come i video. Ora il processo. Ma qualcosa di opaco nel delitto di via Della Robbia rimane. Luca Serafini