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Coronavirus, scuole chiuse anche ad Arezzo. Il sindaco Ghinelli: "Lo avevo chiesto dieci giorni fa"

Francesca Muzzi
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Anche ad Arezzo da giovedì 4 marzo fino a domenica 15 marzo le scuole resteranno chiuse per contrastare il contagio del Coronavirus. Il sindaco Alessandro Ghinelli convoca in tarda serata la conferenza stampa sottolineando il fatto che: "Io dieci giorni fa lo avevo detto. Era il 24 febbraio, ma non sono stato ascoltato. Speriamo che non sia un provvedimento tardivo, perchè in questi dieci giorni il virus è andato in giro". Il decreto del Governo che alle 13 sembrava ufficiale, poi si è dovuto aspettare fino a tarda sera, riguarda anche tutti gli eventi pubblici e privati che contemplano un assembramento di persone. Anche lo sport dovrà sottostare a queste regole. Vengono fatti salvi, si legge, gli allenamenti. Ma è ancora tutto in divenire, mentre qualche evento già è stato spostato. Come il Rally delle Vallate Aretine che avrebbe dovuto svolgersi in questo fine settimana e che invece è stato rinviato a luglio prossimo. Il calcio prova a sopravvivere, anche se a porte chiuse. Dopo i rinvii e le polemiche il mondo del pallone non può fare altro che prendere atto della situazione e, adeguandosi alle direttive del governo, andrà avanti senza spettatori. Tutto questo almeno fino al 3 aprile, poi si vedrà. In un momento in cui chiudono le scuole e il Paese deve affrontare inevitabili e inaspettati cambiamenti nel suo stile di vita, imporre - o auto imporsi nella speranza di tempi migliori - lo stop sarebbe stata una mazzata troppo grande. Certo, c'è voluto tempo, troppo, per annodare i fili di un mondo ormai lacerato da infinite beghe di palazzo ma, alla fine, davanti all'ineluttabilità nessuno ha potuto presentare obiezioni degne di questo nome. D'altronde il dpcm parla chiaro: «Sono sospesi altresì gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito, nei comuni diversi da quelli di cui all'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020 (la cosiddetta zona rossa, ndr), e successive modificazioni, lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico». In estrema sintesi, se vuole continuare a rotolare il pallone dovrà farlo davanti a spalti vuoti. Nessuno festeggia perché, come spiegato dal presidente Figc Gabriele Gravina, «le porte chiuse mortificano valori come la condivisione e la gioia dell'evento sportivo». Il calcio però, aggiunge il numero uno di Via Allegri, «non può più fermarsi».