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Arezzo, morte di Martina: niente sentenza per emergenza virus. Amarezza dei genitori. Altri due a processo

Luca Serafini
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Sfugge come una saponetta dalle mani la sentenza nel processo per la morte di Martina Rossi. Non sarà neanche domani, mercoledì 11 marzo, il giorno del verdetto per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, i due giovani di Castiglion Fibocchi accusati di tentata violenza sessuale di gruppo sulla ventenne che poi morì cadendo dal balcone dell'hotel. L'altra imputazione, “morte in conseguenza di altro reato” si è già liquefatta per la prescrizione. Ora a bloccare tutto, dopo otto anni e sette mesi dalla tragedia di Palma di Maiorca, c'è l'emergenza Coronavirus. Udienza rinviata di almeno quindici giorni, non rientra tra le “urgenze”. E poi? La Corte d'Appello fisserà una nuova data. Ma non si sa quando. E per chi dal 3 agosto 2011 aspetta verità e giustizia per la morte della propria figlia, l'asticella dell'attesa si alza di nuovo. “E' difficile da accettare”, dice Bruno Rossi, l'anziano babbo di Martina che sulla prescrizione ha espresso tutta la sua contrarietà anche al ministro Alfonso Bonafede: “Quando ci sono i morti, non dovrebbe valere”. Bruno e la moglie Franca erano pronti a partire da Genova alla volta di Firenze. Non sarà così. Con la sensazione di non riuscire a concretizzare l'atto finale del processo. “L'obiettivo è almeno quello di difendere ciò che resta della sentenza, pur piccola e inadeguata dopo la prescrizione”, aggiunge Bruno Rossi riferendosi al verdetto di primo grado che fissava in 6 anni di reclusione la pena per Vanneschi e Albertoni. Ora ridotti a tre. Martina, stabilì il tribunale di Arezzo a dicembre 2018, perse la vita nel disperato tentativo di sfuggire alla violenza sessuale, precipitando dal sesto piano dell'hotel: cercava una via di fuga. “No, ha fumato una canna ed era fuori di sé”, ha invece detto Albertoni ai giudici. Anche per i due imputati si prolunga l'attesa. Si sono proclamati innocenti e chiedono che la “gogna” abbia fine. Tra leggerezze compiute in Spagna, laboriosi accertamenti, burocrazia e tatticismi, il caso Martina è in sospeso. E domani niente epilogo. Se non altro, l'orologio della prescrizione rimane sospeso. Niente trasferta a Firenze per Bruno e Franca, assistiti dagli avvocati Luca Fanfani e Stefano Savi, per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, difesi dagli avvocati Stefano Buricchi e Tiberio Baroni. Nel giallo infinito di Martina intanto c'è un'atra data importante, il 17 dicembre 2020. A Genova. Quel giorno riprende il processo per gli altri due giovani aretini della comitiva di quell'agosto alle Baleari: Enrico e Federico. Loro erano in un'altra camera ad amoreggiare con le amiche di Martina. Sono imputati perché avrebbero raccontato una fila di bugie durante le indagini per non inguaiare Luca e Alessandro. A difenderli sono gli avvocati Alessandro Serafini e Massimo Scaioli. Decaduto per loro il reato di favoreggiamento, rischiano per “false dichiarazioni al pubblico ministero”. E la prescrizione, almeno per adesso, non è vicina. Luca Serafini