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Coronavirus, a Staggiano (Arezzo) risuona "Terra d'Arezzo" dai balconi delle case

Francesca Muzzi
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Il gruppo si chiama “Staggiano Unito” ed è nato all'inizio della quarantena su whatsapp. 55 tra i partecipanti della piccola frazione che sovrasta Arezzo. E' nato in una chat, ma solo perché la quarantena ha limitato le uscite di casa e il passaparola alla fine è dovuto diventare tecnologico. Il Circolo Arci che si trova sulla piazzetta è chiuso, altrimenti quello era sì più di un gruppo whatsapp. Il ritrovo sia d'estate, fuori all'aperto e sia d'inverno. Una partita a carte, una di calcio e tante risate. Ma da quando il Coronavirus ha preso il sopravvento anche a Staggiano gli abitanti si sono dovuti organizzare. E così ecco il gruppo dove ognuno mette ciò che vuole. Domenica, per esempio, è stata una gara alle migliori tagliatelle rigorosamente fatte in casa. Allo spezzatino e agli arrosti, perchè anche se c'è il virus, al pranzo domenicale, giustamente, nessuno rinuncia. Elisabetta Ciofini è tra coloro che tirano le fila. Ma c'è anche l'ex capitano del quartiere di Porta Crucifera, Mario Francoia e tutta la famiglia della Locanda. E' Osvaldo Guerra che la sera prende le casse e le appoggia sulla terrazza. Alle 21 in punto a Staggiano, feudo di Sant'Andrea, ma davanti al Coronavirus non ci sono colori e quartieri, risuona l'inno “Terra d'Arezzo”. E allora tutti si affacciano alla finestra e cominciano a cantare. Insieme. All'inizio di questo surreale “coprifuoco” c'era anche un po' di timidezza nel tirare fuori la voce, ma poi tutto è stato facile, sciogliersi in un grande e virtuale abbraccio. L'Inno del Saracino “galoppa, galoppa mio bel cavalier”, risuona fino giù alla Marchionna. E a volte a seguire c'è anche altro. Come martedì scorso, anniversario dell'Unità d'Italia. All'Inno del Saracino, anche quello di Mameli. E allora Osvaldo ha tirato fuori il tricolore e qualcuno si è pure commosso. Ogni sera, alle 21, prima di gridare poi dalle finestre la buonanotte reciproca. Gli abitanti di Staggiano hanno partecipato ad ogni flash mob organizzato in tutta Italia. Hanno suonato gli strumenti e hanno anche applaudito medici ed infermieri che lottano ogni giorno in prima linea. Anche Staggiano ha le sue “donne eroe” che non vogliono assolutamente essere chiamate così, ma per tutti lo sono. Sono Emilia e Marinella che ogni giorno indossano la divisa da infermiere e affrontano faccia a faccia il virus. Domenica sera, Emilia, dopo avere cantato “Terra d'Arezzo” insieme a tutti gli altri ha scritto nel gruppo: “Io vi ringrazio di questi dieci minuti di musica, di unione di Staggiano che mi danno la carica per affrontare non senza paura domani e i giorni che verranno”. Cuori e applausi per lei e Marinella che non si risparmiano e che sacrificano tempo alla loro famiglia per aiutare gli altri. Un paese unito. Ci sono anche Mario e Bruna che ha cucito con le federe di una volta mascherine “fai da te”, ma che non hanno nulla da invidiare a quelle “originali”. Mario ha fatto il postino per anni e adesso si dedica all'orto, ma non in questi giorni. E poi ancora Fabrizio, detto il “Bianco” che nei primi giorni della quarantena, quando ancora si poteva, ha potato gli olivi e promesso l'olio nuovo, ma fra un anno. “Noi siamo così”, dice Elisabetta che ogni mattina quando va a salutare sua mamma chiama ogni abitante per nome e a ciascuno fa la domanda “tutto bene?”. Un paese, una frazione che è una famiglia. Una volta si diceva “se fai un bercio per chiedere aiuto accorrono tutti”. Staggiano è questo. Che si ritrova ogni sera a cantare “Terra d'Arezzo” e che non vede l'ora - come ovunque - che tutto finisca per organizzare una di quelle cene indimenticabili. Per poi ritrovarsi da Massimo, al circolo, a ricordare “quei giorni quando si doveva stare tutti in casa”. Francesca Muzzi