Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, investe pedone che resta ucciso poi fugge e dà fuoco all'auto. Operaio scoperto confessa

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Omicidio stradale. E' l'accusa contestata ad un giovane operaio italiano a un mese dal ritrovamento del cadavere di un senzatetto a San Giovanni Valdarno, sulla Strada regionale 69. Secondo la ricostruzione dei carabinieri l'homeless che nella notte del primo marzo vagava in zona, fu investito dall'automobilista che non si fermò.  I Carabinieri di San Giovanni Valdarno hanno svolto una articolata attività d'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Arezzo. L'operaio denunciato aveva trascorso una serata in compagnia in un locale di Loro Ciuffenna: proprio durante il tragitto di ritorno era avvenuto il fatale impatto. Probabilmente il giovane non si era accorto della sagoma del senza tetto al lato della strada. L'uomo, dopo essersi accorto dell'accaduto, invece di fermarsi per soccorrere la vittima, si era dato alla fuga senza una meta decidendo, infine, di abbandonare l'autovettura in aperta campagna e fare rientro a casa a piedi. Nel primo pomeriggio del giorno successivo, era ritornato nel luogo dove aveva abbandonato l'autovettura, per darle fuoco: il veicolo, una fiat 500, è risultato così completamente distrutto, tranne la targa anteriore. Successivamente, l'uomo si era recato presso la Stazione Carabinieri di San Giovanni Valdarno per denunciare il patito furto dell'autovettura, in circostanze che sono parse subito sospette per l'inconsistenza del racconto. Nel frattempo i Carabinieri della Compagnia di San Giovanni, intervenuti sul posto già dalle prime luci dell'alba, avevano già provveduto a tutti i rilievi del caso e passato al setaccio tutte le telecamere ritenute d'interesse, da quelle pubbliche a quelle private, acquisendo i primi elementi utili che hanno permesso di concentrare i sospetti proprio sul proprietario dell'automobile data alle fiamme. I Carabinieri il 31 marzo, quindi, hanno effettuato, su delega della Procura della Repubblica di Arezzo - che aveva concordato con gli elementi fino a quel momento raccolti -, una perquisizione domiciliare presso l'abitazione del soggetto: alla vista dei militari l'uomo, però, non ha retto più al peso che sentiva dentro e, messo alle strette, ha deciso che sarebbe stato più utile collaborare fornendo riscontri che sono risultati utili e che sono stati rimessi al vaglio dell'autorità giudiziaria. Al momento il soggetto risulta, pertanto, indagato in stato di libertà per i reati di omicidio stradale aggravato dalla fuga, incendio con l'aggravante di aver cercato di inquinare e distruggere le prove e simulazione di reato in relazione alla falsa denuncia di furto.