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Arezzo, la denuncia: "Insultato per il colore della pelle mentre portavo fuori il cane"

Michel e il cane Maya

Luca Serafini
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Michel è un designer e abita a Pescaiola. Ha 29 anni. E' stato aggredito mentre portava fuori la sua cagnolina Maya per farle fare i bisogni. Quando arrivò ad Arezzo dal Bangladesh, Michel era piccolo. Qui ha studiato, è cresciuto e ha trovato un lavoro nella ditta di servizi digitali di Marcello Comanducci, l'assessore del Comune. “Una signora affacciata al balcone di casa mi ha dato del negro”, denuncia Michel. Lui, apostrofato in quel modo dispregiativo, ha provato a dire la sua e per tutta risposta un giovane, pare il figlio della donna, è uscito dal garage e gli è andato incontro con fare poco amichevole. “Mi ha minacciato, mi ha dato una spinta”. E un leggero schiaffo sul naso. Non è stato picchiato. “Ma dentro mi sento ferito”, dice. E' successo nel pomeriggio di lunedì e Michel Saiful, impaurito, ha chiamato la polizia. La denuncia sarà formalizzata oggi. Il 29enne ha subito pubblicato sui social la sua avventura. “Perché nulla ci dà diritto di essere cattivi con gli altri”, dice. “Già siamo in una situazione assurda e se ci mettiamo anche l'odio, è finita: lo stato di emergenza non deve essere una scusa per questo genere di comportamenti”, commenta con la saggezza che tutti dovrebbero avere. “Arezzo è una città bellissima e per quanto se ne dica degli aretini, nel momento del bisogno, ci sono sempre”. E' per questo che l'altra sera c'è rimasto male. Malissimo. Bersagliato come un untore di colore. Non gli era mai capitato in trent'anni di vita di essere vittima di pregiudizi razzisti. L'episodio è successo in Via Giordano Bruno. “Ero fuori con il cane nel parchino dietro casa, sono stato raggiunto di corsa, spinto e picchiato da un ragazzo. Perché? Perché la madre mi stava insultando dal terzo piano, perché sono "negro" e non dovrei stare in giro, perché è per colpa di "quelli come me...". Ho risposto che è molto maleducata ed ero solo e stavo tornando a casa mia (le villette lungo il binari). Il figlio, così credo, mi è corso in faccia, uscendo dai garage in basso, mi ha spinto e dato uno schiaffo. Ho subito messo le mani dietro la schiena. Non l'ho sfiorato. Ha continuato a minacciarmi e provato a colpirmi (ha minacciato anche il cane). Sono tornato a casa e ho chiamato la polizia. Non immaginate quanto questa storia mi faccia male...” Questo il racconto alle forze dell'ordine. Forse il frutto dell'esasperazione che attanaglia un po' tutti, per l'emergenza sanitaria che costringe le persone in casa, ormai da tanti giorni, genera ansia e fa avere i nervi tesi. Ma non è cercando un nemico, un colpevole, che se ne esce. “Ero vicino a casa, ad una distanza consentita dai decreti, non mi trovavo in un luogo privato ma pubblico, non stavo facendo quindi nulla di non consentito. Soltanto la mia presenza ha dato fastidio. E il mio colore della pelle”. Dice Michel, con una parlata aretina che non hanno neanche molti aretini. Luca Serafini