Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, Coronavirus, il vescovo: "Perché i carciofi al mercato sì e l'olivo in chiesa no?"

Il vescovo Riccardo Fontana

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Coronavirus, il vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro monsignor Riccardo Fontana critico con le restrizioni per l'emergenza, necessarie ma ritenute penalizzanti per la Chiesa. "Perché i carciofi al mercato sì e l'olivo benedetto in chiesa no?", ha detto tra l'altro monsignor Fontana, ospite nel videomessaggio serale del giorno di Pasqua del sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli. Parole di perplessità sui provvedimenti di chiusura molto netti per le chiese, rispetto ai supermercati. Tuttavia, di fronte alle "orribili" restrizioni, la chiesa aretina ha tenuto un atteggiamento obbediente, ha sottolineato il vescovo, ringraziando tutti i sacerdoti del territorio "che non hanno mollato". "Le restrizioni le abbiamo lette come un atto di carità". Nella parole di Fontana tutto il disagio della Chiesa "che è popolo di Dio" al fatto di "non avere il popolo". Cosa che significa "una grande sofferenza". Monsignor Fontana ha ringraziato medici, infermieri, operatori sanitari, volontari. Gli insegnanti che seguono con la didattica a distanza i giovani. E ha rivolto un pensiero di vicinanza alle famiglie delle persone decedute. Quei morti, ha rimarcato, non hanno neanche potuto avere un funerale dignitoso. Non si è potuto pregare in modo collettivo. "I morti sono meritevoli di ricordo", ha aggiunto riferendosi alle modalità scarne con cui si svolgono ormai da settimane i funerali. Sulla ripresa, quando sarà finito il cosiddetto lockdown, Fontana ha affermato che si dovrà fare in modo "che non manchi il lavoro a nessuno", perché "non si può campare con l'elemosina". Ha auspicato uno stacco tra il modo di vivere di prima e quello del futuro. Bene la ricchezza delle diversità, no invece alla divisioni. E nel nuovo stile di vita occorre recuperare, secondo il vescovo, la centralità della famiglia che è stata riscoperta in questo periodo di quarantena. Certo, la gente non vuol più stare in casa, ma "uno degli elementi positivo di questo tormento, è proprio la valorizzazione della famiglia come luogo dove stare bene." Quindi basta con la "cultura dell'evasione", che "non funziona". La famiglia come punto di partenza, che poi determina anche economia e benessere. Poi, la critica sulle cose che "fanno Pasqua" e che non sono state possibili. I rami di olivo, segno importante per la fede. "Non ho capto perché si possono prendere i carciofi al mercato, ma non il ramoscello di olivo in chiesa". E ancora: "La cattedrale è l'edificio coperto più grande della città, fatemi capire perché al supermercato si può entrare in numero ragionevole e in chiesa no". Nelle parole di Riccardo Fontana il desiderio di poter tornare a incontrare la gente, da parte dei sacerdoti. Con un aspetto emerso in questi giorni di emergenza con celebrazioni trasmesse via internet, oltre che in tv: "Gli aretini hanno preferito andare a cercare sui social il loro prete piuttosto che cercare papi, vescovi, cardinali". La riprova di un senso di comunità che non si può perdere. Il sindaco Alessandro Ghinelli, ha commentato ribadendo il concetto che le restrizioni, un sacrificio per tutti, rientrano nell'intento di ridurre le occasioni di contatto. "Prima ne usciamo e prima ci abbracciamo di nuovo".