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Arezzo, storie di quarantena, la cantante: "Io e il mio compagno senza stipendio e 75 euro di buoni spesa"

Luca Serafini
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“Tiriamo avanti con 500 euro. Più i buoni spesa. Per un mese ci danno 75 euro. Per due persone...”. Barbara Sedici sospira, supera ogni imbarazzo e racconta il disagio. Lei e il compagno Daniele sono rimasti senza lavoro e senza stipendio per l'emergenza Coronavirus. Senza cassa integrazione. Costretti a bussare alla porta dei servizi sociali del comune di Marciano della Chiana. “Io sono una cantante e faccio parte dell'Orchestra Allegria, ma il mondo dello spettacolo è fermo: niente musica, niente serate da ballo, niente entrate e nessun ammortizzatore sociale”, spiega Barbara, 43 anni. “Daniele ha svolto lavori saltuari, prende il reddito di cittadinanza di 500 euro, e aveva trovato un lavoro in una lavanderia di Arezzo che svolge servizi per gli alberghi. Anche per lui l'interruttore si è spento: settore bloccato. A casa.” La situazione di grande precarietà che sta vivendo la coppia è lo specchio di una difficoltà diffusa. Gente che non avrebbe mai pensato di dover chiedere i buoni spesa, lo ha fatto. “Ci risulta che siano stati distribuiti i bonus anche per situazioni meno disastrate della nostra e con importi superiori”, riprende Barbara. “Non voglio fare polemica, dico solo che 75 euro per la spesa di due persone per un mese è poco. Tenuto anche conto che non possiamo rivolgerci a punti vendita fuori dal comune dove la grande distribuzione pratica prezzi più bassi rispetto ai negozi”. Barbara e il compagno non hanno figli, in casa non ci sono altre bocche da sfamare. Ma è una grande fatica far quadrare i conti. “Ho anche il mutuo della casa da pagare e per fortuna una mano me la dà mia mamma. Per giunta ho pure le rate dell'auto, che ho dovuto compare perché quella vecchia mi si è fusa davanti all'ufficio di collocamento...” Insomma, tutto storto. Domani il cielo sarà più blu e Barbara di sicuro tornerà a cantare. Intanto la quarantena è di vera carestia, tra ristrettezze e incomprensioni negli uffici. “Trovare funzionari più comprensivi, già quello sarebbe un sollievo”, conclude Barbara. Luca Serafini