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Arezzo, Coronavirus: Aboca immune alla crisi tra lavoro sui campi, smart e innovazione bio

Valentino Mercati

Luca Serafini
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La pandemia rimbalza su Aboca. Il gigante delle piante officinali, è immune alla crisi da Coronavirus che mette in ginocchio interi comparti dell'economia. “Lavoriamo a pieno organico nei campi, nei laboratori, negli uffici e da casa, osservando i protocolli e ricorrendo allo smart working sul quale eravamo già in vantaggio di due anni”, dice con serenità olimpica Valentino Mercati, il re delle erbe, dalle quali nascono prodotti naturali per il benessere della persona. Richiestissimi. “Il settore nel quale operiamo non si è mai fermato e la nostra organizzazione aziendale ci consente di portare avanti lavorazioni, ricerca, distribuzione dei prodotti, senza grossi problemi. Per quanto la produttività sia un po' diminuita per le distanze da tenere in certe fasi della lavorazione”. In Europa ci sono oltre cinquecento addetti di Aboca che operano a distanza tramite il computer dal loro domicilio. La rete di informatori medici e farmaceutici in Italia sviluppa allo stesso modo i suoi contatti da remoto. Idem gli impiegati. “In seguito all'emergenza sanitaria abbiamo rivisto il nostro listino per realizzare prodotti richiesti al mercato, a partire da disinfettanti sperimentali per le mani, a nuovi prodotti con efficacia sul sistema respiratorio e immunitario”, prosegue Valentino Mercati. Tutto viene realizzato al cento per cento con essenze naturali. “Sono settanta le piante che coltiviamo nei 1.750 ettari tra Valtiberina, Valdichiana e Casentino e anche in questo periodo ci sono varietà per le quali si effettua la raccolta. Non abbiamo i problemi di manodopera che accusano frutticoltura e orticole, in difficoltà nel reperire braccianti, perché noi non ricorriamo a stagionali e avventizi”. Sono circa 700 gli addetti impegnati nelle varie fasi della lavorazione. “E' fermo solo il Museo a Sansepolcro e il ristorante, con gli addetti che consegnano il cibo a chi lavora. Portiamo avanti anche i nostri allevamenti di bovini e suini e ripartono i cantieri edili come quelli sullo Stradone di Montecchio Vesponi, a Castiglion Fiorentino, per restaurare le vecchie case Leopoldine”. Aboca, insomma, sembra un Eden invincibile, contro il quale il nemico invisibile Covid-19 nulla può. Un'isola felice. Un'impresa avvantaggiata certo dal suo stesso campo d'azione, agganciata al farmaceutico, ma che non si è fatta trovare impreparata a livello organizzativo per l'introduzione di metodologie e sistemi di sicurezza, dai dispositivi di protezione personale al lavoro smart. Con un fatturato d 228 milioni nel 2019, e ulteriore crescita del 10-12% prevista per il 2020, Aboca opera in sedici Paesi esteri. La crisi sanitaria raddoppia le richieste di integratori alimentari per difendere l'organismo, per problemi di ansia, stress e riposo notturno. Area terapeutica principale, le vie respiratorie. La filosofia, quella di sempre: tutto biologico, fertilizzanti e fitofarmaci, ogm al bando. La ricetta funziona, eccome. Dal seme alla confezione in scatola. Mentre c'è chi si dispera, Aboca macina profitti. E stanzia dieci milioni per la ricerca. Luca Serafini