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Arezzo, Coronavirus e fase 2: ditte oro e moda studiano distanza di 1,80 metri tra lavoratori e sanificazione

Luca Serafini
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Tra un lavoratore e l'altro in fabbrica o in ufficio ci dovrà essere un metro e ottanta di distanza. Se lo spazio non c'è, va piazzato un divisorio in plexiglass. E se anche questo non è possibile, i lavoratori dovranno indossare mascherine FFP2 senza valvola. In assenza di queste, vanno bene due mascherine chirurgiche una sopra l'altra. Ora sono nero su bianco le regole per la riapertura delle aziende, con centinaia di imprenditori dell'oro e della moda di Arezzo e provincia, che aspettano. Come anticipato ieri dal Corriere di Arezzo, il governatore Enrico Rossi ha dunque scritto al premier Giuseppe Conte per chiedere l'avvio della fase 2 per tremila aziende della Toscana. Tra queste c'è il distretto dei preziosi di Arezzo e ci sono le ditte di confezioni e pelletteria che ruotano intorno a Prada (e non solo) e tutte le altre realtà del territorio, quel manifatturiero ad alto tasso di competitività e vocato all'export spina dorsale dell'economia locale. Migliaia di posti di lavoro. Non indica date, il governatore, che sembra non voler forzare la mano. Ma prima arriva il via libera e meglio è. Già la prossima settimana? Magari, ma poco probabile. Più verosimile da lunedì 27 aprile. Se il governo, sentita la commissione Colao, dovesse ritenere non maturi i tempi, si andrebbe al 4 maggio. Intanto però le aziende sanno cosa devono fare per ottenere la “patente” per la riapertura. L'aspetto della distanza interpersonale è uno dei dieci punti dell'ordinanza numero 38, che vale anche per le aziende già attive oltre a quelle in lockdown. Se tra i lavoratori intercorre più di un metro e ottanta, non serve nulla. Negli spostamenti verso i luoghi di lavoro c'è l'obbligo di guanti monouso e mascherine sui mezzi pubblici e pulizia delle mani prima e dopo l'utilizzo. Mascherina in auto solo se si viaggia in due. Consigliate le biciclette. Le mascherine chirurgiche, a cura del titolare, saranno obbligatorie negli spazi chiusi con più persone e all'aperto quando non c'è la distanza di sicurezza. Chi ha febbre o altri sintomi deve restare a casa: possibile la misurazione della temperatura all'ingresso o dichiarazione del lavoratore. Previsti numerosi dispenser di gel disinfettante e ambienti che dovranno essere sanificati almeno una volta al giorno, pulendo con candeggina o altri prodotti simili porte, maniglie, tavoli e servizi igienici e annotando il tutto su appositi registri come un diario di bordo. Da assicurare ricambio dell'aria e sanificazione degli ambienti. Accorgimenti particolari per la mensa. Il decalogo per i negozi prevede percorsi diversi, se possibile, di entrata e uscita, pannelli di separazione tra lavoratori e clienti alle casse e sui banchi, ingressi per non più di una persona a famiglia, obbligo per tutti di mascherine, guanti monouso o comunque pulizia delle mani. La distanza di un metro e ottanta centimetri tra le persone dovrà essere garantita anche nei mercati all'aperto. Il protocollo di sicurezza anti contagio va inviato alla Regione entro trenta giorni a partire da ieri. A controllare il rispetto delle prescrizioni saranno i servizi di igiene e chi si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro. Previsti anche test sierologici a cura della Regione, in ambienti che il titolare della ditta deve mettere a disposizione. I criteri ci sono, l'appello a Conte pure, manca solo la data di riavvio. *** “E' un adeguamento che mi sembra fattibile per le nostre aziende orafe, che sono 1.200 in provincia di Arezzo, con diecimila addetti. Ma ci sono alcuni aspetti da chiarire”. Giordana Giordini, presidente Federorafi, analizza il decalogo sicurezza anti contagio finalizzato alla riapertura, e riflette. “Sulle mascherine ci siamo, come datori di lavoro possiamo reperirne, ora anche a costi contenuti, mentre i dubbi da sciogliere riguardano la sanificazione di fabbriche e laboratori. Vorrei capire meglio modalità e frequenza. Se possiamo fare internamente, con acqua e candeggina, o se occorre rivolgersi a ditte specializzate, che presuppone costi e, per le aziende orafe, anche rischi”. Per la presidente della sezione orafi di Confindustria Toscana sud “è importante ripartire, ma che sia tutto chiaro, senza fretta anche perché molti Paesi sono fermi”. Luca Serafini