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Folla per l'addio al 14enne. Il suo tema: "Mi piace il Liceo, farò l'architetto"

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Luca Serafini
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“Sì, credo proprio di aver scelto bene il luogo dove studierò e trascorrerò questi cinque anni della mia vita: il Liceo Scientifico. Il mio sogno è fare l'architetto, mi piace disegnare, progettare…” Quando l'amico di Andrei Claudiu con la voce rotta dalla commozione legge dall'altare il tema del compagno quattordicenne che non tornerà più in classe, nessuno nella chiesa di Cristo Re riesce a trattenere le lacrime. Ortodossi e cattolici. Rumeni e italiani. Ragazzini e nonni. Si sciolgono le differenze davanti a questa bara bianca di un bianco che acceca come una stella, coperta di fasci di fiori bianchi con le scritte bianche di papà, mamma, dei cari, dei compagni. E' il giorno di Sant'Andrea, dice dall'altare don Benito Chiarabolli, quindi è l'onomastico di Andrei e la festa del patrono degli ortodossi, come appunto la famiglia del liceale, i Tiseanu, che il parroco accoglie con dolcezza e cerca di confortare. Il babbo e la mamma di Andrei Claudiu desideravano “il meglio” per il loro unico figlio, rivela ancora Andrei sul tema. Quella passione per lo studio e l'architettura intendevano sostenerla, alimentarla. Un gran lavoratore il papà Edmond Aurel, stimato imprenditore del cartongesso, una brava mamma la moglie: hanno ricevuto l'abbraccio di tutta Camucia e anche oltre. Il prete li invita a non cedere nella durissima prova, a tener salda la fede. Ma da oggi sarà tanto difficile ripartire. Tutto si è capovolto quella mattina del 18 novembre quando Andrei Claudiu diretto a piedi al liceo Scientifico di Castiglion Fiorentino, partito col bus da Camucia, sceso in Piazzale Garibaldi e giunto a piedi in via Dante, si è accasciato su tre scalini e gli altri ragazzi hanno prestato i primissimi soccorsi. Poi l'ambulanza, l'elicottero, l'arresto cardiaco, il coma, una settimana di speranza sempre più flebile. La morte. E la donazione degli organi: splendido gesto, con sette persone che hanno ricevuto la vita da Andrei Claudiu. Don Chiarabolli parla di pace eterna e di paradiso, il coro canta di voli in cielo su ali d'aquila. I ragazzi della scuola, scossi dalla cruda realtà di una vita che può spezzarsi così presto, ripercorrono nella mente ricordi e immagini. Dalle righe del suo tema, Andrei Claudiu dice loro che, pian piano, lì nella prima classe del Liceo, dopo gli anni delle scuole medie, stava superando i timori e gli imbarazzi di chi cambia ambiente e deve stringere nuove amicizie. Le bandiere dell'Italia in chiesa, sono il simbolo delle scuole frequentate dal ragazzo e il segno dell'accoglienza per chi ha origini diverse e si integra in una comunità. Finita la messa, tutti vorrebbero rimanere ancora un po', magari a sentire i pensieri e i sogni di quel ragazzino già ometto, timido e curioso dietro gli occhialetti sottili. Luca Serafini