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Arezzo, crisi Coronavirus, storico barbiere di paese lascia: "Regalo il negozio a chi vuole proseguire"

Mario Ardenti

Luca Serafini
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“La fase 2 per me non ci sarà. Mi fermo qui. Lo dico francamente: tutte le normative di sicurezza per i parrucchieri, stringenti e giuste, mi mettono ansia. E visto che ormai portavo avanti l'attività per passione e non per necessità, ho preso questa decisione. Chiudo. Ma se c'è qualcuno che intende proseguire l'attività, gliela regalo”. Mario Ardenti, 66 anni a maggio, con forbici e pettine in mano da quando ne aveva 13, appende al chiodo la partita Iva aperta nel lontano 1974. Mesi fa il barbiere di Castiglion Fiorentino (Arezzo) è stato premiato nel corso di una cerimonia per l'anzianità di servizio da Cna, l'associazione nella quale si è anche distinto per ruoli e per l'insegnamento alle nuove leve del settore. “Avrei voluto smettere più avanti, perché ancora mi piace il mio lavoro” prosegue Ardenti. “Pensavo ad una conclusione non in sordina, magari con un aperitivo”. Invece la crisi Coronavirus ha accelerato i tempi e intristito il finale. Davanti agli specchi del negozio “Styl Men” sono passate generazioni di castiglionesi e non solo. Barbe, shampoo e capigliature, accompagnate, come da ogni barbiere che si rispetti, da chiacchiere, battute, barzellette, “scoop” di paese. Ma il negozio di viale Mazzini è stato anche laboratorio di iniziative e fucina di idee. L'emittente televisiva Lineauno, per dirne una, nacque qui, mentre Mario tagliava i capelli a padre Arturo Buresti che dette il via. Vulcanico e impegnato in mille fronti, dal Palio dei Rioni (ex presidente di Porta Fiorentina) alla fotografia, dal Villaggio del Giovane al volontariato, dalla Pro Loco alle sfilate di acconciatura, Mario Ardenti tira giù la serranda con un po' di commozione. Un lungo percorso, il suo. “Ho iniziato ragazzino come aiutante di bottega di Francesco Mancini, in via Madonna del Rivaio. Poi ad Arezzo in via Petrarca a lavare teste e fare barbe nel negozio di Benito Berti”. Poi il grande passo, nel suo paese, Castiglion Fiorentino, quando nel ‘74 rilevò l'attività di Alfiero Falomi. Quindi la società con Osvaldo Lorenzini, durata lunghi anni, la crescita del locale in ampiezza e clientela uomo, donna e bambino (vero boom negli anni Novanta). Molti giovanissimi collaboratori passati di qui, hanno poi aperto saloni in proprio. “Ho proseguito anche dopo aver maturato l'età della pensione per tenermi attivo e perché innamorato di questo mestiere”, riprende Mario Ardenti. “Anche in questi tempi di Coronavirus ho continuato a pagare l'affitto del locale e le bollette. Ma le motivazioni sono venute meno”. In più ci si è messo anche il crollo di un cornicione, con l'ingresso incassato da una impalcatura. “Il mio sogno è sempre stato che il negozio potesse proseguire. Ci spero ancora. Una volta, per chi smetteva, la bottega era come il Tfr. Io invece regalo l'attività, gli arredi, tutto, a chi vuol continuare. Un giorno mi piacerebbe passare dal Viale e volgendo lo sguardo al negozio, che sento come una creatura, vederlo vivo”. Anche se con barbiere e cliente in mascherina. Luca Serafini