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Arezzo, bimba uccisa dal padre: l'uomo prega e tace. Temeva di perdere il lavoro. Sentiti moglie e figlio

Luca Serafini
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La paura di perdere il lavoro trovato dopo tanti sacrifici può aver trasformato un babbo premuroso e pacato in un mostro capace di uccidere la sua creatura. Gli inquirenti che indagano sul delitto di Levane vagliano a fondo questa ipotesi. Il sospetto si insinua con forza, in una fase in cui nessuno sa spiegare perché una bambina di tre anni e cinque mesi è morta ammazzata nella sua cameretta e perché un padre descritto come onesto lavoratore si è trasformato in crudele assassino impugnando una lama a forma di roncola usata per preparare cibi bengalesi. Il 39enne operaio del Bangladesh che martedì ha tolto la vita alla figlioletta e ha tentato di uccidere il fratello dodicenne, da ieri è rinchiuso nel carcere di Sollicciano. Medicato per le ferite riportate nella caduta nel pozzo dove si è buttato nudo dopo il delitto, l'uomo è uscito dall'ospedale della Gruccia in manette, con mascherina celeste sul viso e tuta protettiva anti Covid bianca. Stralunato. Muto. Nell'auto dei carabinieri ha alternato ai silenzi qualche preghiera islamica biascicata a bassa voce. Chissà se deciderà di spiegare la sua sanguinosa follia nell'udienza di convalida, che si terrà a stretto giro via internet. “Aveva la pressione alta e mal di testa” avrebbe confermato la moglie del bengalese, 33 anni, casalinga, sentita dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno. Un racconto drammatico, reso difficile dai problemi di lingua e dal dolore straziante della madre che l'altra mattina era fuori per la spesa quando l'adorata bimba è stata uccisa. L'assillo dell'operaio era il lavoro, a quanto sostengono i connazionali. Arrivato in Valdarno, a Levane (Bucine), da pochi mesi proveniente dalla Sicilia, in cerca di una stabilità, deve essersi sentito la terra cedere sotto i piedi quando è scattata la cassa integrazione per l'emergenza sanitaria. E' vero che il problema riguarda tanti, ma nessuno reagisce allo stesso modo. Per il datore di lavoro (la ditta lavora parti metalliche per la moda), i colleghi e i conoscenti l'uomo era serio, equilibrato, buono. Anche la moglie non ha riferito di episodi violenti, liti, screzi. Fedina penale pulita. Sarà il pm della procura di Arezzo, Laura Taddei, a indagare sulle condizioni mentali dell'uomo. Forse servirà una perizia. I carabinieri hanno sentito anche il figlio maggiore scampato alla furia del padre. Il ragazzino sta bene. E' finito per primo nel mirino dell'uomo scattato con l'arma in pugno sui figli senza che un motivo, una bizza, un contrasto. Il maschio, ferito alla testa, si è messo in salvo scappando dai vicini. Per la piccola rimasta sola non c'è stato scampo. Due fendenti, alla gola e al mento, l'hanno uccisa. Ha tentato di parare i colpi. L'autopsia oggi a Siena. Poi il corpicino sarà restituito per la sepoltura. Una bimba diventata angelo non si sa perché, forse per la follia di un babbo ottenebrato dalla crisi. Luca Serafini