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Arezzo, bambina uccisa dal babbo: nuovo raptus prima dell'interrogatorio telematico

Luca Serafini
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Continua a dare segni di squilibrio il bengalese che martedì mattina 21 aprile, a Levane, ha ucciso la figlioletta di tre anni e mezzo con due fendenti al collo e al mento, e ha tentato di ammazzare l'altro figlio dodicenne. L'operaio di 39 anni è stato ricoverato nell'Hospice “Convento delle Oblate” di Firenze, seguito dalla Psichiatria, dopo che nella notte tra mercoledì e giovedì nel carcere di Sollicciano ha dato in escandescenze. Era fuori di sé ed è stato necessario affidarlo alle cure dei medici specialisti. Potrebbe trattarsi di manifestazioni di una grave patologia covata in silenzio fino al raptus che lo ha trasformato in assassino nella mansarda di via Togliatti, dopo giorni di malessere e angoscia per la crisi economica legata al Coronavirus e lo stop al lavoro. Dipendente di una ditta di pulimentatura metalli, è in cassa integrazione. O forse l'uomo, presa coscienza dell'atrocità commessa, è travolto da rimorso e disperazione. Questa mattina, venerdì 24 aprile, alle 12, è in programma l'udienza di convalida dell'arresto avvenuto dopo la tragedia, quando il 39enne, nudo, è stato estratto dal pozzo nel quale si era gettato, a poca distanza dalla palazzina dell'orrore. L'udienza si terrà in modalità telematica, con tutte le parti collegate via internet. Il giudice Fabio Lombardo sarà nell'aula del tribunale di Arezzo. In postazione da remoto l'avvocato Nicola Detti, difensore del bengalese e collegato con loro, ammesso che sia in grado, anche l'omicida. Potrà essere connessa anche il pm Laura Taddei, magistrato della procura di Arezzo titolare del caso. La situazione è tale che l'operaio potrebbe non essere ascoltato dal gip. O perché non nelle condizioni mentali giuste, o perché potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Il giudice Lombardo, dopo la convalida dell'arresto operato dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno, disporrà la misura cautelare più adeguata, se il carcere o una struttura ospedaliera, con opportuna vigilanza. Intanto ieri non si è tenuta come invece era previsto, l'autopsia sul corpicino della bimba raccolta dai soccorritori già cadavere nella cameretta dell'appartamento dove vive la famiglia del Bangladesh. Problemi di notifica (la traduzione in bengalese o inglese) hanno fatto saltare l'accertamento autoptico affidato al professor Mario Gabbrielli, della medicina legale dell'Università di Siena. Era una bambina bellissima, piena di vita, un paio di occhioni e il grande sorriso, che il babbo ha spento ferendola a morte con il coltello etnico a forma di roncola usato per la preparazione dei cibi bengalesi. “Prima ha colpito me”, ha raccontato il figlio dodicenne, che è riuscito a scappare e a trincerarsi dai vicini. “Aveva mal di testa e la pressione alta”, ha rivelato la moglie, distrutta dal dolore, ai carabinieri. Nella tragedia di Levane la domanda “perché“ rimbomba in quel che resta di una famiglia dilaniata dalla follia, nelle carte giudiziarie e nella testa dell'assassino. Luca Serafini