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Arezzo, Coronavirus: tutti a cucinare e i rifiuti ora sono diversi. Quelli dei positivi inceneriti

Luca Serafini
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I rifiuti parlano di noi. Raccontano la nostra vita in quarantena. Tutte le ore passate in cucina e in sala da pranzo, producono un'impennata di scarti organici nei cassonetti. Mentre cala l'indifferenziato e crollano gli ingombranti. Cresce il volume di carta e di contenitori in vetro o tetrapak. Ma in tempi di pandemia ci sono anche i rifiuti dei cittadini contagiati dal Coronavirus. Che fine fanno? Vengono bruciati a 1.100 gradi nel forno del termovalorizzatore di San Zeno. Distrutti in modo tale da non dare luogo a possibili ulteriori infezioni. Ogni giorno uno scarrabile contenente il materiale potenzialmente contagiato segue la linea dedicata per i rifiuti Covid in base al decreto del governatore della Toscana. Inseriti in doppi sacchi neri chiusi, questi scarti vengono prelevati dalle abitazioni dei positivi e dalle Rsa. Poi spariscono ad altissima temperatura con gli indifferenziati nel forno di San Zeno. Poca roba, rispetto alle duecento tonnellate giornaliere lavorate nell'impianto di Aisa, 110 mila tonnellate di rifiuti annui trattati, di cui 46 mila nella linea termica. Da San Zeno, grazie a separazione, trattamento e stabilizzazione escono alla fine del ciclo ingenti quantitativi di compost. In trenta giorni Sei Toscana ne ha raccolti per 21 tonnellate di questi rifiuti Covid, maneggiati con massima cura. La chiusura dell'impianto di Poggibonsi, ci dice il presidente di Aisa Giacomo Cherici, fa sì che l'impianto aretino si faccia carico anche degli scarti provenienti dal Fiorentino, dal Senese e da ampie zone della costa. I rifiuti ospedalieri invece seguono un altro binario. Una parte arriva alla Chimet di Badia al Pino dove però il tetto massimo di 12.500 tonnellate (5 mila di rifiuti ospedalieri) non consente di rispondere alle richieste del mercato. L'effetto del lockdown e della quarantena, stando ai dati forniti da Sei Toscana, ha determinato un calo nel flusso complessivo dei rifiuti prodotti dagli aretini. Nel marzo dell'emergenza ad Arezzo la flessione è del 5% rispetto al 2019. La maggior contrazione riguarda l'indifferenziato (RUI – rifiuto urbano indifferenziato), che diminuisce di poco più del 10%. Aumentano invece le percentuali delle frazioni differenziate. A crescere in modo più significativo è la frazione organica, che segna un +15% rispetto a marzo 2019, seguita dal VPL (imballaggi in vetro, alluminio, plastica e tetrapak) con un aumento 9 punti in percentuale. Anche per la carta e il cartone si riscontra una crescita delle quantità raccolte: aumentano di circa il 7% rispetto al 2019. Diminuisce il quantitativo dei rifiuti ingombranti: circa il 12% in meno rispetto allo scorso anno. Questo dato è legato alla chiusura dei centri di raccolta e stazioni ecologiche del territorio dovuto ai provvedimenti governativi in merito all'emergenza Covid-19. Registrano invece un aumento i ritiri a domicilio di ingombranti, sfalci e potature. Un servizio questo che si richiede al numero verde (800127484) e che nonostante l'emergenza, Sei Toscana ha deciso di erogare regolarmente, nella massima sicurezza. Luca Serafini