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Coronavirus, ad Arezzo annullate sedici sagre. In fumo mezzo milione di euro

Francesca Muzzi
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Tra meno di un mese, la Sagra del Maccherone di Battifolle avrebbe aperto la stagione delle manifestazioni estive. Invece niente. Annullate tutte le sedici sagre che da maggio arrivavano fino a settembre. In fumo mezzo milione di euro. Un indotto che poi si riversava sulle attività sportive e sul paese. Non ci sarà niente di tutto questo. Un'intera stagione annullata per colpa del Coronavirus. Giuseppe Del Corto, imprenditore, è il presidente della Polisportiva Battifolle che organizza la Sagra dedicata ai maccheroni. L'ultima settimana di maggio e la prima di giugno. Un appuntamento che ogni anno richiama circa diecimila persone con un incasso di quasi 50mila euro. Fornelli spenti e l'appuntamento al prossimo anno. “Anche se ancora noi speriamo di fare qualcosa - dice Del Corto - Di certo non adesso, ma verso settembre oppure ottobre”. Ma le difficoltà legate al momento storico per ora costringono a vivere alla giornata. E così insieme agli altri membri del consiglio direttivo della polisportiva “si cerca come fare per sopperire a questo momento e soprattutto alla prossima stagione”. Perché annullare le sagre comporta comunque dovere continuare a pagare quelle che sono le “spese vive”. “Così, quasi sicuramente saremo costretti a chiedere un finanziamento in banca, se vogliamo continuare a mantenere tutte le nostre strutture”. Su questo aspetto interviene anche il presidente del Comitato Sagre, Flavio Sisi: “Purtroppo c'è tanta tristezza. Certo, la priorità oggi è la salute di tutti, ma non nego che dispiace dovere annullare sedici sagre”. Anche perché il mondo delle sagre è quello dei paesi, delle comunità che si ritrovano: “Ci prendevamo cura delle frazioni - dice Sisi - e delle tradizioni della nostra terra”. Senza contare che bloccare un giro di affari così comporta anche una perdita nell'economia locale. “La spesa veniva fatta dai nostri commercianti di fiducia che quest'anno non avranno più quell'entrata. Non scorreranno più fiumi di sugo d'ocio”. E non ci sarà più il ritorno a quella beneficenza che ogni manifestazione portava. “Qualcuno mi ha detto, speriamo che alla fine i ruoli non si invertano e che saremo noi delle sagre ad andare a chiedere i soldi per ripartire”. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 27 APRILE 2020 E ON LINE