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Arezzo, fase 2, Gigione ai nonni cicloamatori: "Ultimo sforzo poi si torna in bicicletta"

Gigione in bici e nell'orto

Luca Serafini
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"Alò che tra poco s'arparte”. Gigione si appoggia al manico della zappa e sorride. L'astinenza da bicicletta volge al termine. Ancora una settimana e poi, dal 4 maggio, via. Di nuovo in sella. “Ogni giorno che passa cresce la voglia di pedalare e cresce anche il peso sulla bilancia”, dice Giampiero Noccioletti, 67 anni, di Castroncello (Castiglion Fiorentino). Per tutti Gigione. Volto noto del teatro dialettale chianino e del ciclismo amatoriale interpretato nel senso più ludico possibile. Ovvero sport senza ansia da prestazione, voglia di tagliare l'aria e i paesaggi, di annusare l'aria, di stare in gruppo con gli amici. Tutto vietato per il lockdown generale causa Coronavirus. “L'ultimo giro l'ho fatto l'8 marzo, poi ho rispettato alla lettera i decreti”, dice Gigione, che lo scorso ottobre è uscito vivo per miracolo da un incidente: investito in bicicletta dalle parti di Foiano. “Mi ha salvato il casco, sono stato ricoverato a Siena, me la sono vista brutta. Mai e poi mai, anche se vivo in campagna, mi sarei messo sopra la bici in questo periodo col rischio di farmi male e intralciare il lavoro, prezioso, di medici e infermieri. E poi è giusto così, come quando si è in gruppo e si marcia compatti. Dobbiamo stare fermi, a casa, e fermi si sta”. Ma è una sofferenza. E quando Gigione parla di bicicletta gli si illuminano gli occhi. “Ne ho una voglia matta, faccio il conto alla rovescia. E come me, lo so, c'è una moltitudine di appassionati. Anche della mia età, che non sono più giovane, e anche più anziani. Ci troviamo ai raduni Vintage tra Toscana, Umbria e Lazio ed è sempre una gioia. Quest'anno le ciclostoriche sono saltate tutte, una dopo l'altra, ma ai nonni ciclisti dico: forza, teniamo duro, che ne avremo di strada da fare”. Niente Gibo Storica, niente Ardita, niente Chianina, niente uscite settimanali (va in bici di solito sabato e domenica fissi, più il mercoledì e se può anche il giovedì), niente chilometri sul Garmin. “La mia quarantena qui a Castroncello non è comunque da pigro. Faccio l'orto, che poi è un campo, e già sto raccogliendo i primi prodotti: le fave sono pronte, poi ho aglio, patate, piselli, fagiolini, cipolle e i pomodori in serra. Faccio un po' di rulli con la bici, ma è una sofferenza. Ci sto una mezzoretta davanti al televisore e mentre guardo vecchie tappe e vecchie classiche, faccio conto di essere con loro, i campioni”. Ha la fortuna e il problema di avere la moglie Marcella che sforna manicaretti a tutto spiano. “Pasta al forno, arrosti, crostate, torte, ciacce... ho messo su quattro chili.” Gigione oltre a essere il cicloamatore per eccellenza, degustatore di strade e piatti, è malato di ciclismo professionistico. Ha selfie con tutti i corridori di grido da qualche decennio in qua. “Avevo programmato di seguire anche quest'anno con il camper la Tirreno Adriatico e poi il Giro d'Italia, avevo pianificato le tappe e i percorsi... tutto saltato.” Per Giampiero Noccioletti, il popolare Gigione, quarantena in surplace a Castroncello, campagna di Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo. “Non mi muovo neanche per andare a fare la spesa, resto all'orto. Mi mancano tanto i contatti più stretti con le mie figlie Erica ed Eleonora e la mia nipotina Alice. Ci vediamo sul telefonino, ma torneranno i tempi migliori e gli abbracci”. In questo 2020 infettato dal virus, soffrono le loro pene tutti gli sportivi. Quelli “veri” che inseguono i successi, quelli performanti che fanno classifiche al bar, quelli per diletto come Gigione. Lui dà la carica al popolo del ciclismo amatoriale: “Forza, ci siamo quasi”. Il traguardo, cioè la nuova partenza, il 4 maggio, Conte permettendo. “All'inizio dovremo fare uscite individuali e non di gruppo e questo un po' mi dispiace perché amo stare in compagnia, dire e ricevere la battuta, ridere insieme mentre si pedala. Ma almeno... vorrà dire che non mi lasciano indietro. Da solo non avrò da rincorrere nessuno: in bici mi difendo, ma vado con la mia calma”. Luca Serafini