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Arezzo, sei anni fa spariva Guerrina. Padre Graziano punta alla semilibertà e a tornare all'altare

Luca Serafini
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“Padre Graziano tra un paio di anni potrà chiedere i primi permessi premio e quindi ottenere la semilibertà”. Lo dice Riziero Angeletti, l'avvocato del prete congolese rinchiuso a Rebibbia per aver ucciso Guerrina Piscaglia, la parrocchiana innamorata di lui, e averne fatto sparire il corpo. Condannato a 25 anni di reclusione, il cinquantenne sacerdote di colore ha sempre negato con forza l'accusa. “Gratien Alabi non è mai stato ridotto allo stato laicale dalla Chiesa", aggiunge l'avvocato Angeletti “e nelle ore in cui avrà modo di uscire dal carcere, potrà quindi celebrare la santa messa”. Era il primo maggio del 2014. Come oggi. A Cà Raffaello, isoletta di Toscana, provincia di Arezzo, circondata dalla Romagna, la donna di 49 anni scomparve dopo il pranzo consumato col marito e i suoceri. Passeggiava sulla strada Marecchiese, diretta verso la canonica. “Non avremo pace fin quando non sapremo che fine ha fatto”, dice a nome di tutti la suocera, la signora Giovanna, che oggi insieme al marito Benito si siede allo stesso tavolo di quel giorno con il figlio Mirco, marito di Guerrina e il loro figlio Lorenzo. Invaghita del vice parroco e fragile, Guerrina sparì nel gorgo di un mistero non risolto dalle indagini, partite tardi, e dal processo indiziario. Le troppe telefonate intercorse tra Guerrina e il prete, poi interrotte bruscamente quando la donna sparisce, i goffi tentativi di depistaggio divenuti autogol, l'utilizzo del telefonino della vittima desunto da celle telefoniche, logica e messaggini inviati ai numeri sbagliati, hanno cucito addosso al prete la coerente sentenza di condanna. Con la Cassazione che un anno fa ha confermato le conclusioni del pm Marco Dioni e dei carabinieri di Arezzo. Il religioso avrebbe ammazzato la donna perché poteva rovinargli l'immagine e la reputazione. Ma la nebbia resta fitta. Non si è mai potuta ricostruire la dinamica del delitto. Non si è mai trovato il corpo. Oggi, nel giorno in cui si ricorda la donna di Cà Raffaello originaria di Novafeltria, senza poter deporre un fiore sulla sua tomba, a giustizia cristallizzata e con troppi silenzi rimasti tali, c'è un enigma in sospeso, ci sono le famiglie Alessandrini e Piscaglia che soffrono, c'è un prete in gabbia che conta i giorni, usufruirà di buona condotta e sconti vari, e vorrebbe tornare all'altare. “Sarebbe uno scandalo”, dice Nicola Detti, avvocato di Mirco e Lorenzo. Luca Serafini