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Arezzo, il vino soffre (anche il super Oreno) ma Antonio Moretti indica tre manovre anti crisi

L'imprenditore Antonio Moretti

Luca Serafini
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Il vino soffre. Tempi magri anche per l'Oreno, il pluridecorato “rosso”, ambasciatore della terra aretina nel mondo. Alla Tenuta Sette Ponti l'imprenditore Antonio Moretti Cuseri passa alla fase 2 con la preoccupazione di tutti gli operatori del settore enologico. “Per chi come noi lavora essenzialmente con l'export la situazione è davvero difficile e recuperare sarà dura”. Oltre cinquecentomila bottiglie, il 90 per cento di ciò che Moretti produce, vanno all'estero. Il lockdown ha fatto danni al settore come la peronospora farebbe ad un vigneto indifeso. “Vorrei ricordare che diamo lavoro a un centinaio di persone”, dice Antonio Moretti. “Lavoratori in vigna, cantina, ufficio, marketing, consulenti. Sessanta addetti qui alla Tenuta Sette Ponti (Castiglion Fibocchi, Arezzo) e quaranta in Sicilia, più una quindicina di indiretti a Bolgheri dove operano le cooperative”. Etichette celebri nel mondo come Oreno, il top, Crognolo, Vigna dell'Impero, Vigna di Pallino, Orma, Saia. C'è tutto un mondo legato al vino che è fermo. E le conseguenze possono essere dolorose. “Lo Stato se volesse potrebbe attuare alcune manovre efficaci”, dice Moretti. “Intanto andrebbe elevato il contributo OCM vino che viene erogato per sostenere e promuovere le esportazioni nei paesi extra Cee: dal 50 per cento all'80; poi una riduzione dell'Iva al 10/12 per cento almeno per i vini sotto un certo prezzo, da non considerare quindi bene di lusso, cosa che consentirebbe alle bottiglie di arrivare sugli scaffali con prezzi contenuti”. Non è tutto: oltre ad agevolazioni e fisco meno aggressivo per Moretti occorre rivedere le formule del credito. “Tassi bassi ma su un arco di tempo lungo, di almeno venti anni: questo sì che spingerebbe ad investire in un settore come il nostro che non ha cicli veloci. Altrimenti si caricano le aziende di ulteriori debiti, mentre la concorrenza galoppa: Cile, Australia e Argentina stanno facendo degli ottimi vini che entrano nel mercato degli Usa e della Cina, e il made in Italy rischia di buscarne”. Sono cinquanta i Paesi nei quali Moretti esporta i suoi vini. Nonostante il disastro Coronavirus è riuscito a consegnare in Cina, Usa, Danimarca, Thailandia. La flessione è tuttavia forte, sopra il 30 per cento. La strategia dell'on-line con vendite a domicilio, senza costi aggiuntivi, ha funzionato ma è un palliativo. Antonio Moretti tuttavia non si arrende. E' ottimista e combattivo. Sul versante giudiziario lo attende la conclusione delle indagini per il presunto maxi autoriciclaggio (“ci hanno fatto danni grossi con quelle perizie sballate e i sequestri ingiusti”) e pregusta l'uva che verrà, passeggiando nei vigneti: “C'è da diradare i germogli se si vuole qualità”. Luca Serafini