Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, il Coronavirus gli porta via babbo, mamma, sorella e posto di lavoro

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

E' un bravo fabbro. Ma il Coronavirus che si è portato via i suoi genitori e la sorella, gli ha pure strappato il posto di lavoro. Ora Alfredo è disperato. Ha 57 anni e da 18 vive ad Arezzo, ha la moglie invalida e un figlio che a settembre farà le medie. Proviene dalla provincia di Avellino, dove si è consumata la strage familiare, e per lui il maggio della fase 2 è buio. Cosa è successo ai suoi familiari? “Prima è morto il mio anziano babbo. Era ancora molto attivo, improvvisamene respirava male. Ancora non si parlava di Coronavirus. Poi la zona di Grottaminarda, dove abitavano i miei, vicino ad Ariano Irpino, è risultata tra le più colpite d'Italia dall'epidemia. I sintomi che aveva mio padre erano quelli del Covid-19”. Poi gli altri lutti e la perdita del lavoro. “A inizio marzo la ditta per la quale lavoravo con contratto a tempo determinato, non me lo ha rinnovato. Venivo da una precedente situazione dove l'ex titolare non mi ha pagato il Tfr. Mi sono trovato nel dramma. Come se non bastasse, sono morte mia mamma e mia sorella”. Come sono avvenuti i decessi? “Il 20 aprile se n'è andata mia madre. Da qualche tempo era ospite in una Rsa. Anche lei accusava problemi respiratori. Mia sorella, 62 anni, mi disse che mi avrebbe spiegato cosa era successo ma non ne ha avuto il tempo: il 24 aprile è morta anche lei. Sono state cremate. Tutti e tre i miei congiunti presentavano problemi respiratori, ma non ho potuto appurare nulla, visto che mi è stato impedito ogni spostamento verso la mia terra d'origine, anche per partecipare ai funerali di mia mamma e mia sorella che sono state cremate”. Ha qualche sussidio per andare avanti? “No. Nessun ammortizzatore sociale, non ho i requisiti per il reddito di cittadinanza nè per i buoni spesa, mi sono trovato né carne né pesce per accedere agli aiuti in quanto prima percepivo lo stipendio. Ma ora è dura, ritrovare un'occupazione è difficilissimo in questa situazione. Mia moglie è invalida al cento per cento, percepisce due, trecento euro, ma si sta aggravando: necessita di medicine che non vengono passate tutte. E in prospettiva mi preoccupo per mio figlio che l'anno venturo andrà alle scuole medie”. In cosa spera? “Ho presentato domanda di disoccupazione, per il periodo che potrà durare. Sto lottando per avere il Tfr che mi spetta. So lavorare e spero di poter ritrovare un posto. Il Coronavirus si è abbattuto su me e la mia famiglia, ma non mi arrendo”. * * * A fianco del fabbro Alfredo c'è l'avvocato Pierangelo Peloni. Si sta occupando dell'azione giudiziaria per recuperare il Tfr che gli spetta, della precedente attività lavorativa, ma che non ha percepito. “Con l'Ispettorato del lavoro in sede di conciliazione è stato sottoscritto un accordo in base al quale il titolare doveva pagare il mio assistito. Ma il versamento non è avvenuto. Sto seguendo la pratica e il rallentamento dell'attività giudiziaria non ha favorito la soluzione del caso”. E Alfredo è nel dramma. “In questo momento di crisi, disagio e incertezza le istituzioni devono sostenere tutti e preoccupa vedere che neppure persone come lui vengano aiutate”, aggiunge l'avvocato Peloni. Luca Serafini