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Arezzo, vietata a Emilio Fede la visita alla figlia, lettera a Mattarella. Sveva: "Mio babbo è un guerriero"

Emilio Fede e la figlia Sveva

Luca Serafini
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La magistratura stoppa Emilio Fede e lui scrive al presidente della repubblica: “I boss mafiosi trattati meglio di me”. Il celebre giornalista televisivo, 88 anni, ha ricevuto risposta negativa alla richiesta di poter far visita ai propri congiunti: la figlia Sveva, che vive ad Arezzo, e la moglie, a Napoli. Lo storico conduttore del Tg4 ha scontato una condanna a 4 anni e 7 mesi agli arresti domiciliari a Milano per il caso Ruby bis e dovrebbe iniziare l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il no alla sua richiesta è legato appunto alla vicenda giudiziaria. Un accanimento ingiustificato, secondo Fede e secondo la figlia Sveva, che abita a San Fabiano, madre di due figli di 22 e 18 anni avuti dal matrimonio con Gianluigi Borghini Baldovinetti. “Ma mio padre è un guerriero”, aggiunge Sveva, con la speranza che il desiderio di babbo Emilio possa avverarsi. Intento del giornalista era quello di lasciare Milano per cinque giorni e incontrare le persone care. In una intervista al “Roma”, Fede dice: “Sono intenzionato a scrivere al presidente Mattarella per dirgli: con ricordo ed affetto le segnalo il mio nuovo indirizzo, una lapide al cimitero”. E ancora: “Ho rispettato con rigore tutte le norme, e rispetterò anche il lavoro ai servizi sociali. Vorrei almeno rispetto - aggiunge - per mia moglie, ex senatrice, persona perbenissimo. Sono un garantista ma i mafiosi sono persone perbene rispetto a me che, evidentemente, sono un delinquente comune”. E' amareggiata, Sveva: “Verso mio padre una severità fuori luogo, tenuto conto dell'età, della persona che è, del fatto che è uno dei giornalisti più importanti d'Italia. Davvero assurdo, considerate quello che si sta verificando per ben altri personaggi e ben altro tipo di reati”. Sveva Fede, che ha curato mostre d'arte e si occupa degli agriturismi di famiglia, aggiunge: “Non ci vediamo tanto tempo. Lu.Se.