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Arezzo, uccise ladro entrato in ditta: giudice non archivia e fissa udienza per Fredy. Legittima difesa o no?

Luca Serafini
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Legittima difesa, resta in sospeso la posizione di Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino che il 28 novembre 2018 uccise a colpi di pistola il ladro entrato nella sua ditta. Il giudice Fabio Lombardo ha fissato per il 19 giugno una udienza camerale per decidere in merito. Un anno fa, il 13 maggio 2019, il pm Andrea Claudiani aveva chiesto l'archiviazione per Fredy. La sorella del moldavo ucciso aveva presentato una memoria invitando il giudice delle indagini preliminari a valutare meglio il caso. Sono passati ben dodici mesi e nulla ancora è stato deciso. Il giudice Angela Avila, che aveva in carico la vicenda, è stata trasferita a Perugia. Poi c'è stata l'emergenza Coronavirus. Ora la palla è passata al giudice Fabio Lombardo che ha optato per la fissazione di una udienza nella quale ascolterà le parti, pm, difesa dell'indagato e della parte offesa, quindi stabilirà se  archiviare, se rinviare a giudizio il gommista o se disporre nuove indagini. Era il 28 novembre 2018, nel capannone di via della Costituzione, dove il 58enne Pacini dormiva da tempo, esasperato dai furti, quando avvenne il fatto. Con sé Pacini aveva una pistola regolarmente detenuta. La usò. La banda di ladri a colpi di mazza sfondò la vetrina dell'attività di gommista e vendita biciclette, già saccheggiata in passato. Svegliato dai rumori, Pacini dal soppalco dove aveva ricavato la camera, in quella fase concitata vedendo che i malviventi non si fermavano, esplose cinque colpi. Uno fu fatale a Vitalie Mircea Tonjoc, 29 anni, moldavo, con certificato penale ricco di precedenti. Stramazzò sul piazzale, gli altri scapparono. Alle 3.47 lo stesso Fredy Pacini telefonò ai carabinieri. Legittima difesa putativa, questa la conclusione del pm Andrea Claudiani che dopo aver indagato il gommista per eccesso di legittima difesa, nel mese di maggio 2019 ha chiesto l'archiviazione. La procura di Arezzo in base alla vecchia legge in materia, ritiene che, nonostante l'omicidio non sia frutto di un incidente, la condotta di Pacini sia giustificabile, considerate le condizioni particolari di quel momento, in cui percepì, anche valutando in modo erroneo, di essere in pericolo di vita: solo, di notte, in zona isolata, senza vie di fuga, di fronte a criminali senza scrupoli armati di mazze e forse armi. Sparò, secondo il pm, non in modo gratuito ma per tutelare la sua incolumità, anche se non era stato ancora direttamente minacciato dalla vittima. L'allora ministro Matteo Salvini telefonò subito a Fredy e quando la procura ha chiesto l'archiviazione, parlò di "buona notizia". Ci furono manifestazioni e striscioni di solidarietà per Fredy, che prosegue il suo lavoro nella ditta e dopo il fatto di sangue non ha più dormito all'interno, armato, scelta che lo stesso pm ha definito non opportuna. La posizione di Fredy, difeso dall'avvocato Alessandra Cheli, resta in bilico tra archiviazione e processo, dopo aver collaborato alle indagini fornendo tutte le spiegazioni. In ditta eseguita anche una ricostruzione balistica con il manichino per studiare la direzione dei colpi che furono esplosi dall'alto in basso, non verso la testa e il busto del ladro. Luca Serafini