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Arezzo, ladro ucciso: Fredy lavora e aspetta in silenzio il responso sulla legittima difesa

Luca Serafini
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“Non fatemi domande per favore, finora ho parlato solo con il pm e col mio avvocato, ora parlerò davanti al giudice delle indagini preliminari”. Il gommista che sparò ai ladri entrati in ditta e ne uccise uno, resta in silenzio, assorto tra ruote, auto e biciclette. Il suo lavoro. Dopo un anno di attesa, niente archiviazione per Fredy Pacini. Il giudice Fabio Lombardo ha fissato un'udienza per il 19 giugno e il gommista rischia ancora il processo che invece in base alle conclusioni del pm, “legittima difesa putativa”, sembrava scongiurato. Era il 28 novembre 2018, a Monte San Savino, nel cuore della notte. Pacini, ora 58enne, dormiva nel capannone, esasperato dai furti. Fece fuoco con la pistola regolarmente detenuta: cinque colpi dall'alto in basso, due a segno, uno dei quali mortale per Vitalie Mircea Tonjoc, 29 anni, moldavo con precedenti specifici. Fredy venne indagato per “eccesso di legittima difesa”, ma un anno fa, il 13 maggio, al termine di puntigliose indagini con perizie balistiche e manichino, il pm Andrea Claudiani chiese l'archiviazione del caso: Fredy era solo, al buio, senza via di uscita, in balìa di malviventi muniti di piccone e forse di armi. Anche se non fu direttamente minacciato, argomenta il pm, non ci fu sproporzione tra offesa e difesa. Pacini in quei drammatici frangenti reagì in modo non condannabile. Premendo il grilletto. Il gip Fabio Lombardo non ha fatto propria questa conclusione de plano: ha deciso che il caso non va ancora chiuso e ha fissato l'udienza del 19 giugno per approfondire la vicenda. Lombardo ha raccolto il fascicolo che per mesi è stato in mano al giudice Angela Avila, trasferita ad aprile a Perugia. Il dilatarsi dei tempi, anche se non ci sono termini rigidi, è un dato oggettivo. Con Fredy Pacini, da un lato, che sta sulle spine. Ha ricevuto fin da subito la solidarietà di tanti italiani: fiaccolate, striscioni, slogan, gruppi social in suo nome. Anche il ministro degli interni dell'epoca, Matteo Salvini, si schierò senza se e senza ma dalla sua parte. Difeso dall'avvocato Alessandra Cheli, Fredy ha tenuto un profilo sempre basso. Niente partecipazioni ai salotti televisivi, solo lavoro, lavoro, lavoro. E bicicletta, la sua passione. Il pm che ha chiesto di scagionarlo, ha stigmatizzato il fatto di trasformarsi in sentinella e guardia della propria attività: mansioni da demandare ad altri. Tuttavia sull'uccisione del moldavo non ha ravvisato elementi costitutivi del reato di omicidio nella forma della legittima difesa eccessiva. Ma in questa storia c'è anche un giovane uomo di 29 anni freddato da un proiettile. Aveva spaccato la vetrina, con i colleghi, e tentava la ricca razzia. Rimase a terra. La sorella della vittima è parte offesa con l'avvocato Alessandro Cristofori. Una memoria presentata dopo la chiusura delle indagini ha introdotto elementi di riflessione. Anche questi devono aver indotto il giudice a disporre l'udienza camerale di approfondimento. Mentre il popolo unito dallo slogan #iostoconFredy, mugugna. Luca Serafini