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Arezzo, Coronavirus: processo crac Banca Etruria rinviato a settembre. Così tempi prescrizione e sentenza

La pm Sbragi, poche udienze dopo il lockdown

Luca Serafini
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Il tribunale è ripartito con pm, giudici e avvocati in mascherina. Ma solo per celebrare alcune udienze selezionate. Rimandato a settembre, ad esempio, il maxi processo per il crac di Banca Etruria, 25 imputati, alcuni eccellenti, che giovedì doveva proseguire il suo cammino. Le date ancora non ci sono, ma il dibattimento, è stato deciso, riprenderà dopo l'estate con l'intenzione del presidente Giovanni Fruganti di ripartire a ritmi serrati come nella prima fase interrotta dall'emergenza Coronavirus. Sentenza prevista entro la fine dell'anno salvo cause di forza maggiore. La prescrizione dei reati (bancarotta semplice e fraudolenta a seconda dei casi) resta bloccata per legge fino al 31 luglio. Di fatto lo stop al processo, non dovrebbe accorciare i tempi di estinzione dei reati. Per la bancarotta semplice sono sette anni e mezzo e per la fraudolenta si va sopra i dieci: per tutti il punto di partenza è il febbraio 2016 con l'insolvenza di Banca Etruria. Dunque dopodomani l'aula della Vela resterà vuota. Ieri, primo giorno dopo la fine del lockdown delle toghe, attività col freno a mano tirato. Si celebrano solo i processi con detenuti, quelli per reati che toccano le fasce deboli (sfera sessuale, minori, usura) e quelli dove si è arrivati alla discussione e non devono essere sentiti testimoni. Lo ha spiegato il presidente facente funzione, Fruganti. Per il civile l'attività si svolge per via cartacea, mentre le videoconferenze nel penale hanno avuto buona applicazione, ma servono solo per convalide di arresti e udienze senza dibattimento, come quella che ha portato alla condanna a 10 anni di reclusione, in abbreviato, per Federico Ferrini l'omicida di Maria, la brasiliana assassinata in via Della Robbia. Nonostante la rigida selezione, ieri era comunque in programma l'udienza per la bancarotta del Gruppo Mancini. Ma è saltata a luglio per un problema di notifica al commissario liquidatore Casilli, che doveva testimoniare. L'imprenditore Piero Mancini, difeso dall'avvocato Luca Fanfani, è accusato per una serie di operazioni infra gruppo per una ventina di milioni di euro. A palazzo di giustizia clima ancora non normale. Corridoi voti, aule deserte. Tutti presenti i magistrati della procura, rigorosamente in mascherina, e i giudici nei rispettivi uffici. Ripresa l'attività delle cancellerie, non a regime quella della polizia giudiziaria. Rallentata, così, la chiusura di inchieste come quella sul Gruppo Moretti, per presunto autoriciclaggio da 25 milioni. Ma a giugno attesi passaggi importanti sul caso Puleto (il viadotto della E45 a rischio crollo), su Fredy (il gommista che uccise il ladro, udienza il 19) e, in appello a Firenze, il 9, la sentenza per la morte di Martina Rossi, caduta dal balcone dell'hotel, con i due giovani di Castiglion Fibocchi accusati di tentato stupro. Luca Serafini