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Arezzo, impiegati morti all'Archivio di Stato: omicidio colposo, pm chiede processo per 18

Luca Serafini
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Impiegati morti all'Archivio di Stato di Arezzo soffocati dall'argon uscito dall'impianto anti incendi, il pm Laura Taddei ha chiuso le indagini. Sono diciotto le persone per le quali si ipotizza il reato di omicidio colposo plurimo e che rischiano di andare a processo. Inizia per loro la fase in cui possono presentare memorie difensive. Poi ci sarà l'udienza preliminare per la decisione sul processo o su riti alternativi. Dirigenti dell'ufficio, tecnici, persone preposte alla formazione dei lavoratori, responsabili dei controlli e delle autorizzazioni: l'inchiesta partita il 20 settembre 2018 ha portato a individuare queste persone per le quali, secondo la procura, sarebbero ravvisabili negligenze, imperizie e omissioni che portarono alla morte di Filippo Bagni e Piero Bruni. Gli indagati sono: Claudio Saviotti, Antonella D'Agostino, Monica Scirpa, Alessio Vannaroni, Andrea Pierdominici, Piero Santantonio, DonatellaFracassi, Silvio Zuccarello, Maurizio Morelli, Simone Morelli, Gianfranco Conti, Andrea Gori, Marino Frasca, Renato Concordia, Giovanni Battista Reccia, Alessandro Gosti, Antonio Zumbo, Gianfranco Pergola. Quella mattina scattò l'allarme e i due si recarono giù per le scale, nel palazzo dell'Archivio, per veificare. Ma il vano delle bombole di argon, che deve sprigionarsi solo negli ambienti colpiti dalle fiamme, era invaso dal gas. I due morirono all'istante. Le perizie hanno evidenziato una serie di errori nella progettazione, esecuzione e manutenzione dell'impianto con pezzi rotti, manomessi, montati al contrario. Lacune anche ci sarebbero nella preparazione adeguata dei lavoratori ad affrontare emergenze come quella. Le accuse ipotizzate devono essere ancora tutte dimostrate. La chiusura delle indagini non significa affatto colpevolezza. La vicenda è destinata a far parlare ancora a lungo