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Arezzo, Coronavirus imbrigliato: tasso di contagio Rt verso zero. I casi. Guariti, decessi, ricoverati

I dati di Arezzo al 20 maggio 2020

Luca Serafini
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L'epidemia è imbrigliata. Ormai ci può scappare di mano e riprendere vigore solo per nostre superficialità e sbadataggini. Zero nuovi contagiati anche ieri ad Arezzo e provincia. Ma c'è un numerino che dice più di ogni altro di come la curva del Coronavirus sia davvero con il muso verso terra: “E' il tasso di contagiosità Rt, che in Toscana è sceso ad una media di 0,30”, indica il direttore generale dell'Asl Toscana Sud Est, Antonio D'Urso. “Ma il tasso di Arezzo è sensibilmente inferiore, considerato il numero dei contagi rispetto al resto della regione”. Il decimale preciso dell'Rt, così si definisce il coefficiente, non è disponibile perché occorre una complessa elaborazione. Potrebbe aggirarsi sullo 0,2. Si sta avvicinando verso lo zero dopo essere partito dal 2,5 da brivido dei giorni peggiori. Quando, cioè, per un contagiato di Coronavirus se ne generava una media di due e mezzo. Con un effetto “palline da ping pong” che ha messo alle corde il Paese e la sanità. “La capacità di contagio R0 del Covid-19 a inizio epidemia è stata abbattuta con il sacrificio del distanziamento sociale e con le buone norme di prevenzione e tutela”, sottolinea D'Urso. L'indice rT, che esprime la contagiosità in relazione alle misure di contrasto del virus, dice che siamo sulla buonissima strada. “Ma basta una festa fuori controllo, un evento gestito in modo sconsiderato, un assembramento rischioso, per vanificare sforzi compiuti a tutti i livelli”. All'alba del giovedì 21 maggio, salvo appunto ricadute, il peggio sembra comunque alle spalle. Il Coronavirus ha infettato dalle nostre parti 649 persone (in Toscana 9.982), in prevalenza donne (369) e la maggior parte (il 40%) con età compresa tra 45 e 64 anni. I guariti sono saliti a 455 e nell'area Covid dell'ospedale San Donato ora sono soltanto 16 i ricoverati, di cui 13 tra Malattie Infettive e Pneumologia, e 3 in Terapia Intensiva. Durante questi dolorosi mesi i morti sono stati 44. Meno di altre realtà (in Toscana il bilancio è di 998 croci) ma sempre troppi. Dietro ad ogni numero una storia, gli affetti, la sofferenza di un'uscita dalla vita annientati dal virus, isolati da tutti, infilati in un sacco secondo norme tristemente rigorose. Età media dei deceduti, 85 anni, e 32 di essi erano ospiti nelle due Rsa del Valdarno dove il Covid ha fatto la strage su cui indaga anche la magistratura: 20 morti a Montevarchi e 12 a Bucine. Se poi si dà uno sguardo al territorio aretino e alla distribuzione dei casi positivi, la città ha dunque superato quota cento, come era immaginabile, mentre Montevarchi spicca a livello provinciale per il numero più alto di persone che hanno contratto il Coronavirus: 120. La vallata più martoriata è proprio il Valdarno, che totalizza più della metà degli infettati. Con il fardello di casi e di tragedie delle Rsa. Per fortuna la situazione sembra volgere finalmente al meglio nelle due case di riposo: gli anziani stanno guarendo, seguiti dalla Asl nelle rispettive strutture. Rilevante l'impatto dell'epidemia sulla Valtiberina, incentrato nelle località di Badia Tedalda e Sestino, con una concentrazione di casi anche su Sansepolcro. Viaggiano sulla cinquantina di contagi il Casentino e la Valdichiana. Anche ieri, mercoledì 20 maggio, dunque, l'addizione nella colonna dei nuovi positivi non c'è stata. Sollievo. Un altro zero che lascia ben sperare, mentre si avvicina poco alla volta lo zero del coefficiente di contagiosità tT, che si differenzia rispetto all'r0 perchè quest'ultimo è il potenziale di trasmissibilità del virus nella fase iniziale, mentre l'altro indica la capacità di contagio dopo le norme messe in atto per contenerlo. Quelle restrizioni che pur a costo di una sofferenza economica e sociale enorme, hanno dato imbrigliato il nemico microscopico Covid-19. Luca Serafini