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Banca Etruria, obbligazioni "truffa". Le difese dopo le motivazioni della sentenza: "Ricorso in appello"

Marco Antonucci
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Obbligazioni "truffa" Banca Etruria: dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado le difese si preparano a ricorrere in appello. "I dipendenti condannati hanno fatto soltanto il loro lavoro. Quando hanno venduto quelle obbligazioni subordinate non potevano in alcun modo sapere che la banca sarebbe andata in default e che una legge dello Stato, peraltro di due anni dopo, avrebbe azzerato quei titoli che, non dimentichiamolo, avevano ricevuto le autorizzazioni necessarie sia dalle autorità di vigilanza che dagli organi tecnici apicali interni”. Maurilio D'Angelo è il legale di uno dei quattro bancari che, lo scorso 30 settembre, è stato condannato a dieci mesi e al pagamento di 300 euro di multa (pena sospesa) per la truffa nel collocamento di quei bond subordinati Banca Etruria diventati carta straccia dopo la risoluzione dell'istituto di Via Calamandrei. In questi giorni sono state depositate le motivazioni della sentenza, oltre 130 pagine firmate dal giudice Angela Avila nelle quali vengono spiegati i perché della decisione che ha portato anche alle assoluzioni di dodici tra direttori e addetti ai titoli e dei cinque funzionari di quella che fu definita la “cabina di regia”. Anche l'avvocato Luca Fanfani, che ha ricevuto l'incarico di rappresentare uno dei quattro dipendenti, preannuncia che impugnerà la sentenza in appello.