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Arezzo, raccolta frutta: la crisi spinge 400 italiani a chiedere lavoro stagionale a Illuminati

Luca Serafini
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Quattrocento domande. Tutti in fila per raccogliere pesche. Non si era mai vista una cosa del genere da Illuminati, la società consortile che in Valdichiana, in provincia di Arezzo, ogni stagione movimenta il 70 per cento dell'occupazione legata alla raccolta di frutta. Con il primo raccolto, le pesche appunto, che verranno staccate dalle piante a fine luglio, inizio agosto. Poi ci saranno le mele. “Sì, sono numeri vertiginosi, un fiume di richieste di lavoro arrivato in largo anticipo sui tempi e, si noti bene, provenienti al novantacinque per cento da italiani”, dice il presidente Francesco Illuminati. La crisi Coronavirus che si è abbattuta sul tessuto produttivo tradizionale, ha provocato in tanti la paura di perdere il posto quando sarà finito il periodo di cassa integrazione. E comunque, ha ingenerato un meccanismo per cui anche gli italiani finora restii al lavoro di bracciante, mettono le mani avanti per il timore di rimanere senza terra sotto i piedi. “Credo che in larghissima misura questo numero sia virtuale, nel senso che le domande sono figlie dell'ansia e della preoccupazione del momento” dice Francesco Illuminati. “Al momento in cui davvero ci sarà il reclutamento penso che molte di queste persone non si faranno avanti perché le attività per le quali adesso lavorano riprenderanno oppure proseguiranno con gli ammortizzatori sociali”. Intanto però il fenomeno c'è. E l'attrazione dei campi in tempi così grigi potrebbe generare una nuova e inedita schiera di braccianti locali come molti hanno auspicato al grido di “prima gli italiani”. “In questa fase non abbiamo bisogno di altra manodopera” prosegue Francesco Illuminati. “Occupiamo circa 170 addetti impegnati nelle lavorazioni consuete del periodo. Poi, nella stagione delle pesche potremo assumere per la raccolta circa 150 lavoratori. A fronte delle quattrocento richieste pervenute, valutando i curriculum, contatteremo chi si è proposto invitandolo a farsi avanti per l'appuntamento di inizio lavoro”. Il ritorno i campi, nei frutteti, negli orti, suona in questo periodo come molto attrattivo anche per il fatto che si svolge all'aria aperta. L'idea di spazi con distanziamento sociale, al riparo dal rischio contagio, fa scattare molle psicologiche. La tradizionale ritrosia verso un impiego da bracciante, di solito per extracomunitari, in questo 2020 segnato dal Coronavirus produce una corsa ai frutteti mai registrata prima. Vedremo da qui a fine luglio come andrà a finire, se gli italiani scalzeranno dai filari gli avventizi dell'Est o africani. Luca Serafini