Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, tempi difficili per gli avvocati: più della metà ha chiesto i 600 euro di bonus

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Tempi grami per gli avvocati. Pochissimi processi, rare notule, crescenti difficoltà. E più della metà dei legali del foro di Arezzo, 580 su mille, ha chiesto il bonus di 600 euro per le partite Iva. Una boccata di ossigeno per i protagonisti di una professione nobile di solito associa all'idea di agio e sicurezza economica. La realtà ora è diversa, legata all'emergenza Coronavirus che da tre mesi ha paralizzato la vita giudiziaria in Italia. Certo, i processi man mano sono ripresi e certi atti urgenti non sono mai cessati, ma il grosso delle udienze, quel volume di attività penali e civili che faceva brulicare il palazzo di giustizia, quello non c'è, e per un pezzo non ci sarà: fino al 31 luglio, quindi se ne riparla a settembre. Aule vuote per evitare assembramenti, accessi contingentati, su appuntamento. Si va avanti a scartamento ridotto, con i tanti professionisti del codice penale e civile che in molti casi non battono un chiodo. Ci sono procedimenti che segnano il passo, con i relativi clienti degli avvocati che, non vedendo evoluzioni nel proprio iter, recalcitrano nei pagamenti. C'è tutto un mondo che ruota attorno alle toghe, in evidente difficoltà. L'avvocato Domenico Nucci ad Arezzo fu il primo (il 27 febbraio) a presentarsi in tribunale con la mascherina al volto, quando ancora nessuno sapeva che oggetto fosse. Ora ci sono quelle griffate. Tutti lo guardavano come un marziano mentre le prime notizie inquietanti della pandemia sembravano non riguardarci. Ora però, con la fase 3 iniziata timidamente, ma la giustizia in quasi lockdown, lo stesso Nucci ha scritto una lettera all'avvocato Roberto De Fraja, presidente dell'Ordine degli avvocati di Arezzo, rappresentando la difficile situazione. Sollecita una qualche iniziativa. “Se vogliamo far ripartire la giustizia, non è solo perché siamo a partita Iva e non dipendenti ipergarantiti, ma anche perché siamo consapevoli che se la giustizia rimane ferma, rimane fermo il Paese”. De Fraja concorda: “Con la giustizia frenata rimangono inascoltati i diritti delle persone, purtroppo siamo di fronte a disposizioni ministeriali. Abbiamo verificato che il lavoro agile, lo smart working, applicato al personale amministrativo non funziona, ha grossi limiti. Lo stesso per i processi da remoto sulle piattaforme web. Serve che il governo organizzi in modo diverso e migliore la giustizia che in questa fase risulta fortemente penalizzata”.