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Arezzo, bambini morti in A1: il dramma del babbo in arresto. La gemellina ferita, il video: colpo di sonno

Luca Serafini
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Dal sedile alla morte è stato un istante. Due fratellini e i loro nonni sono morti così, in A1, catapultati sull'asfalto dall'auto che è come esplosa. Diretta verso sud, a Badia al Pino, passato da poco il casello di Arezzo, la Volkswagen Sharan ha centrato lo spigolo posteriore di un Tir parcheggiato nella piazzola di sosta e si è sventrata. Tutti sbalzati fuori gli occupanti, una famiglia rumena. Per quattro di loro non c'è stato nulla da fare: due adulti, una coppia di cinquantenni e i nipoti: un bambino di dieci anni e la sorellina di otto mesi. Altri tre i feriti: la gemella della piccina deceduta, che è ricoverata al Meyer, un altro fratellino di 14 anni e la mamma. Nel monovolume abilitato per sette persone, viaggiavano in otto. Illeso il conducente, un trentenne originario della Romania, per il quale è scattato l'arresto. La Polizia stradale di Battifolle gli contesta l'omicidio stradale plurimo. Sconvolto per la perdita dei figli e dei genitori, è stato accompagnato negli uffici della Polstrada mentre nel luogo dell'incidente si svolgeva il drammatico intervento di soccorritori, vigili del fuoco, agenti e Società autostrade. Un'altra auto, che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, si è schiantata sul rottame del monovolume della famiglia rumena e contro il new jersey centrale. Feriti gli occupanti, di Pistoia, non in pericolo di vita. Erano le 14 di venerdì 5 giugno quando il chilometro 360 della carreggiata sud si è trasformato nel teatro di una sciagura di proporzioni enormi. Il tratto dell'Autosole è rimasto chiuso per ore, per consentire i soccorsi e la rimozione dei mezzi. Una scena apocalittica. Ambulanze e tre elicotteri: Pegaso 1 e Pegaso 3, il Drago dei Vigili del Fuoco. Il pietoso recupero dei corpi delle due piccole e degli adulti, le disperate cure agli altri familiari feriti. Gli automobilisti che per primi si sono fermati hanno trovato di fronte ai loro occhi una scena che non potranno mai dimenticare. Una strage vera e propria resa ancora più drammatica dalla morte dei bambini. Nessuna conseguenza per il conducente dell'autoarticolato sul quale il monovolume è piombato a gran velocità, a poca distanza dall'area di servizio dove trovò la morte il tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, ucciso dal colpo di pistola di un poliziotto esploso per disperdere un tafferuglio da una parte all'altra dell'A1. Un tratto di strada maledetto. Pare che la famiglia di rumeni fosse diretta a Napoli. Il pm Roberto Rossi, intervenuto sul posto, ha aperto un fascicolo e attende la relazione della stradale. Il conducente della Sharan è stato sottoposto ai test sullo stato psicofisico: se ha assunto alcol o sostanze prima di mettersi alla guida. L'ipotesi più probabile è che sia stato tradito da un colpo di sonno. Per questo avrebbe perso il controllo del mezzo, in un tratto rettilineo e in un momento in cui le condizioni di visibilità e di fondo stradale erano ottime. IL DRAMMA, L'ARRESTO, IL VIDEO Lo hanno trovato in mezzo alla strada che si aggirava tra i corpi martoriati delle vittime, le sue creature e i suoi genitori. Nel pauroso incidente il trentenne della Romania che era al volante è uscito incolume. Ma con la famiglia distrutta e un dolore infinito. Ci saranno conseguenze giudiziarie, ma la sciagura è già una condanna a vita. Gli agenti della Polizia stradale lo hanno avvicinato, con tatto, e lo hanno accompagnato negli uffici. Poi è scattato l'arresto per omicidio stradale plurimo. L'uomo era entrato in Italia con gli altri familiari passando dalla Slovenia. Un lungo viaggio. Ore e ore al volante. Forse troppe. Sarebbe stato un colpo di sonno a tradire il trentenne che era diretto a Napoli. Le telecamere che coprono il tratto di carreggiata, in mano alla Stradale insieme ai rilievi e alle testimonianze, avrebbero ripreso la macchina che gradualmente si allarga sulla destra, esce dalla corsia di marcia. Non c'è nel video il momento dell'impatto. La scena, agghiacciante, della devastazione successiva con il monovolume disintegrato, ha scosso tutti, agenti, soccorritori e inquirenti. Il "Mai vista una cosa del genere". Luca Serafini