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Arezzo, strage in A1: "Mi sono addormentato, mio padre mi ha urlato, ho sterzato". Giudice interroga il rumeno

Luca Serafini
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di Luca Serafini “Mio padre ha gridato: attento! Allora ho aperto gli occhi e ho visto il Tir davanti a me, ho provato a sterzare a sinistra. Pochi centimetri e li avrei salvati tutti”. Il trentenne rumeno Emil, in carcere, ricuce uno dopo l’altro i flash della strage. Di come ha ucciso la figlioletta di otto mesi, il figlio di dieci anni e i suoi genitori, nello schianto di venerdì a Badia al Pino, sull’A1. Tre secondi con le palpebre abbassate, appesantite dalle troppe ore di viaggio dalla Transilvania hanno provocato l’inferno. L’uomo di origini rom che era al volante del minivan Sharan ha raccontato la sua versione agli agenti della Polstrada di Battifolle e ai suoi avvocati. GUARDA IL VIDEO DELL'INCIDENTE Accusato di omicidio stradale plurimo, stamani sarà interrogato dal giudice Giulia Soldini per la convalida. Ad ascoltarlo ci sarà anche il pm Roberto Rossi. Dovrà spiegare quelle immagini che tutta Italia ha visto: il monovolume che a 120 all’ora inforca piomba nella piazzola di sosta con l’autoarticolato fermo. L’impatto devastante sullo spigolo posteriore, con effetto apriscatole. “Avevo accanto mio babbo”, ha raccontato Emil. “Ho rivisto il suo corpo e quello di mia madre straziati sull’asfalto. Ho tirato fuori i miei figli”. Piange. “Andavamo a Napoli dove ho dei parenti. Per lavorare qualche mese”. Pendolare tra la Romania e l’Italia, una casa come domicilio in Campania, un precedente penale dodici anni fa a Reggio Calabria, poi nessun’altra grana. Patente di guida regolare. “Non bevo, fumo molte sigarette”. Il viaggio in carovana (c’era un altro gruppo su una seconda auto) era massacrante, ma Emil dice di aver fatto più soste nel percorso, consapevole della responsabilità che aveva, al volante di una macchina con otto persone a bordo (abilitata per sette) di cui due gemelline (una è salva), il bambino di 10 anni, morto, e il ragazzino di 14, ferito, figlio dei cinquantenni deceduti. L’ultimo stop è documentato poco prima, all’area di servizio Chianti. Però quel break non è bastato. Il sonno lo ha vinto lo stesso. Emil si dispera e chiede dei figli e dei genitori morti. La moglie ieri è stata dimessa ed è corsa al Meyer dove ha abbracciato la piccina sopravvissuta. All’avvocato Giuseppe Martina Emil ha detto che vorrebbe uscire per partecipare ai funerali. L’avvocato Cristian Vannucchi, che oggi gli sarà accanto, dopo il drammatico interrogatorio chiederà per lui i domiciliari. Forse proprio nella casa di Napoli dove erano diretti in otto, ma quattro non sono arrivati. * * * Da quanto tempo il Tir con la scritta “Andrà tutto bene” sulla fiancata gialla, dove si è schiantata la Sharan con la famiglia, era fermo nella piazzola per le soste brevi? E la Nissan Qashqai che è andata a schiantarsi sul minivan schizzato verso il new jersey, ha avuto o no un ruolo nell’entità dell’incidente? Domante tecniche che la difesa del trentenne rumeno intende porre per una lettura complessiva della dinamica della strage. Il pm Roberto Rossi incaricherà un consulente per la perizia. Pare comunqu che il Tir fosse lì da solo 15 minuti, quindi una sosta regolarissima. Gli avvocati dell’automobilista arrestato cercano aspetti per mitigare la pesante accusa di omicidio stradale plurimo che prefigura fino a 21 anni di carcere. Può cavarsela con 4, tra riti alternativi e attenuanti. Ma non è il momento dei calcoli giudiziari. Ci sono quattro corpi martoriati all’obitorio: due creature e i loro nonni. Non si sa dove e quando avranno riposo. Il magistrato ha deciso che non è necessaria l’autopsia. Le cause di morte sono fin troppo evidenti. Negativo l’alcoltest sull’automobilista. Non beve, ha detto, neanche il caffè. Che forse poteva aiutarlo a stare sveglio.