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Arezzo, Vanneschi: "Martina sarà contenta, emersa la verità. Per me nove anni di rovina, ora una nuova vita"

Luca Vanneschi con l'avvocato Buricchi

Luca Serafini
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“Io penso che anche Martina sarà contenta perché finalmente è venuta fuori la verità, quella che voleva anche lei”. Il giorno dopo l’assoluzione, Luca Vanneschi si presenta davanti alle telecamere e pronuncia una frase che per i genitori di Martina Rossi è dura da ascoltare, convinti di un’altra verità sulla fine della loro figlia ventenne precipitata dal sesto piano dell’hotel delle vacanze. “Martina Rossi non fuggiva da uno stupro: Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni sono innocenti”, dice la sentenza della Corte d’Appello di Firenze. Barba curata, camicia fantasia, Luca, 29enne di Castiglion Fibocchi ha a fianco gli avvocati Stefano e Carlo Buricchi, raggianti. “Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato”, dice Luca. Il posto è quella camera 609 a Palma di Maiorca, il momento è quello in cui la ventenne precipitò di sotto. “Io non c’entro niente, l’ho sempre detto. Sono stati nove anni in cui ne ho sentite di tutti i colori. C’è stato anche chi mi ha minacciato, andavo nei locali e mi guardavano male. Sì, questi nove anni mi hanno rovinato. Ci ho rimesso un’azienda, per sei mesi non ho mai lavorato. Ora per me è come se fosse iniziata una nuova vita”. Condannato in primo grado a sei anni, ha vinto in secondo grado, insieme all’amico motocrossista Albertoni, ieri rimasto in silenzio. “Il fatto non sussiste” e fra 45 giorni saranno note le motivazioni del verdetto che ha ribaltato tutto. Quindi la procura generale, se vuole, potrà ricorrere in Cassazione. [TESTO]Ma l’impressione è che sia finita qui, anche perché il reato si prescrive ad agosto 2021. “Quando l’avvocato mi ha telefonato è stata una gioia immensa” prosegue Luca Vanneschi, impresario edile. “Ho esultato, ho pianto, ho abbracciato tutta la famiglia, mi hanno chiamato in tanti dal paese per complimentarsi”. Tra i primi il sindaco e il parroco don Adriano Ralli. “Non me l’aspettavo questa sentenza, ero molto negativo per com’era andata ad Arezzo”. Nove anni trascorsi senza dare pubblicamente conto di quello che accade nell’alba maledetta di quel 3 agosto. E senza rivolgersi alla famiglia della ragazza. “Sono rimasto in silenzio in attesa di questa assoluzione e per rispetto verso i genitori”, dice Vanneschi. “Ora vorrei dire loro di farsi coraggio e campare con serenità, anche se lo so che è difficile. Ma io sono innocente”. A Martina dice di aver sempre pensato. Ma alla richiesta dei cronisti di ricostruire le fasi della caduta, si ferma. Non è il momento, dicono gli avvocati. “Lui dormiva, risulta dagli atti”. Se fu un incidente frutto di uno stato confusionale, se fu una mossa avventata o un suicidio come era stato anche detto, resta un mistero. “Questo processo non andava neanche celebrato” affermano gli avvocati Buricchi. Chiuso subito in Spagna, anche alla procura di Arezzo stava per essere archiviato. “Ma si andò avanti benché fosse basato sul nulla”. Perchè Martina era in slip? Perchè Alessandro aveva un graffio al collo? Perché i due bisbigliano di violenza sessuale nell’intercettazione? Le motivazioni spiegheranno, forse. E la verità sulla caduta di Martina non si saprà mai. Luca Serafini