Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Martina Rossi, procura generale su assoluzioni: "Tante menzogne". Ora processo ad altri due amici

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Se sono delusa? Rispondo che ho fatto il mio dovere. Ho una coscienza e una mia dignità professionale e assicuro che ho fatto tutto il possibile per rappresentare la mia visione dei fatti”. Luciana Singlitico, procuratrice generale, aveva chiesto la conferma della condanna per Vanneschi e Albertoni. Non ha convinto la Corte d’Appello. “Le possibilità erano due: che confermassero o assolvessero perché il fatto non sussiste. I giudici non hanno ritenuto che gli elementi fossero sufficienti per arrivare a quella ricostruzione”, prosegue Luciana Singlitico. Io sono convinta che le cose sono andate così (Martina caduta per fuggire allo stupro ndr.) ma nei processi ognuno si fa le proprie convinzioni le proprie interpretazioni, che vanno rispettate”. Poi il magistrato usa un’espressione dura: “Rimango della mia convinzione: con tutte le menzogne che sono state sicuramente dette, avevano aggravato la loro posizione, ma rispetto chi la pensa diversamente”. Infine: “Non era un processo facile, non era il tipico processo in cui tutto chiaro. Un’inchiesta nata in Spagna con indagini fatte in maniera sommaria, il tanto tempo trascorso, tutto ha giocato contro”. Sarà lei, Luciana Singlitico, tra 45 giorni sulla base delle motivazioni a decidere se ricorrere in Cassazione. Il reato di tentato stupro si prescrive ad agosto 2021, difficilmente ci sarebbe il tempo per un processo bis. Intanto, il giorno dopo, ancora amarezza e dolore per babbo Bruno e mamma Franca. “Dicono che Martina ora è felice? Vengano a dirlo a me, guardandomi negli occhi”, dice l’anziano padre, che ha ricevuto tanta solidarietà dai portuali di cui è stato sindacalista. “Lo ringrazio, mi danno la forza”. La parola più leggera che pronuncia è “vergogna”. A Genova, il 17 dicembre, processo per false dichiarazioni al pm, agli altri due aretini che durante le indagini avrebbero favorito Luca e Alessandro, coprendoli.  Sì, a fine anno riprende il processo per gli altri due giovani aretini della comitiva di quell'agosto 2011 alle Baleari: Enrico e Federico. Loro erano in un'altra camera ad amoreggiare con le amiche di Martina. Sono imputati perché avrebbero raccontato una fila di bugie durante le indagini per non inguaiare Luca e Alessandro. A difenderli sono gli avvocati Alessandro Serafini e Massimo Scaioli. Decaduto per loro il reato di favoreggiamento, rischiano per “false attestazioni al pubblico ministero”. E la prescrizione, almeno per adesso, non è vicina. Certamente l’esito del processo d’appello per Luca e Alessandro, con l’assoluzione, alleggerisce di molto la posizione degli altri due. Ma la giustizia insegna che non bisogna dare nulla per scontato. Percorsi, traiettorie ed esito dei procedimenti sono spesso inimmaginabili. La storia di Martina Rossi era cominciata col sorriso in bocca per una vacanza con le amiche. A Palma di Maiorca la conoscenza con il gruppo di aretini. La tragica caduta. Le prime indagini in Spagna chiuse senza alcun esito: non furono riscontrate responsabilità di terzi nell’accaduto e adesso, a nove anni di distanza, la giustizia italiana perviene allo stesso risultato. In mezzo il lavoro portato avanti dalla procura di Genova prima, che riaprì il caso su istanza della famiglia di Martina, e della procura di Arezzo poi, con il pm Roberto Rossi. La condanna del 14 dicembre 2018: sei anni di reclusione a entrambi gli imputati, poi ieri il ribaltone.  Lu.Se.