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Arezzo, caso Guerrina Piscaglia: trovate ossa umane in una grotta, test del dna

Luca Serafini
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Uno scheletro riaffiora nella grotta della Tabussa e fa riaccendere i riflettori sul giallo infinito di Guerrina Piscaglia. Lo hanno trovato degli escursionisti in un luogo di alto valore naturalistico nei dintorni di Badia Tedalda, nella riserva dell’Alpe della Luna. A una trentina di minuti circa da Cà Raffaello, l’isoletta di Toscana nella Romagna dove il primo maggio 2014 Guerrina sparì nel nulla. Un omicidio, secondo la giustizia, con padre Gratien Alabi in carcere a scontare 25 anni di reclusione. Ma il corpo della donna non è stato mai trovato. Le ossa umane sono state prelevate lunedì dai carabinieri del nucleo operativo di Sansepolcro. Ai laboratori del Ris di Roma il compito di stabilire datazione e sesso, per poi procedere con l’estrazione del Dna, da comparare con quello della Piscaglia. Subito informato del ritrovamento il pm Marco Dioni, titolare dell’inchiesta svolta dai carabinieri di Arezzo sfociata nell’arresto e nella condanna del vice parroco di Cà Raffaello, il congolese padre Graziano. Estrema cautela da parte degli inquirenti, anche perché ad un primo esame le ossa - femori, bacino e altri frammenti - sembrerebbero risalenti nel tempo. Sono rossastre per la terra ferrosa. Nella grotta non sono stati trovati vestiti, scarpe o altro. Incassato in una parete, lo scheletro è uscito fuori in seguito a uno smottamento. Se il corpo è stato collocato nel posto integro o depezzato è un altro punto da chiarire. L’area ha un rilievo storico che dai tempi remoti arriva alla seconda guerra mondiale. Ma è in un ambito geografico contiguo a quello della vicenda di Guerrina: quindi le antenne degli investigatori sono drizzate. I familiari della donna non hanno una tomba sulla quale portare un fiore. Impegno dei carabinieri è valutare ogni pista, come avvenne al cimitero di San Gianni (erano ossa spezzate di un uomo mai identificato) e nelle tante ricerche con georadar, cani, gommoni. La zona della Grotta della Tabussa è compatibile per la relativa vicinanza agli scenari del giallo. Si raggiunge partendo in auto dal centro di Badia fino a raggiungere una sbarra, dove si può proseguire, se autorizzati, con trattori o mezzi forestali. Nonostante i dubbi, l’indagine è in corso. In attesa delle risposte del Ris, a stretto giro, è evidente che un luogo così remoto, ideale per nascondere un cadavere o pezzi di esso, non sarebbe stato alla portata di un sacerdote del Congo impacciato e poco pratico, se non aiutato da qualcuno. Luca Serafini