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Padre Graziano: "Mio il telefonino in acqua". Avvocato Detti: "Sopralluogo al fiume"

Luca Serafini
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"Non avevo il telefonino di Guerrina. Il cellulare caduto in acqua con il libro delle preghiere era mio. E il fatto avvenne nella zona di Cà Raffaello". Queste le dichiarazioni di padre Graziano rese nell'interrogatorio al pm Marco Dioni. Per verificarne la veridicità o al contrario per sbugiardarlo, l'avvocato Nicola Detti (che con l'avvocatessa Faggiotto assiste Mirco Alessandrini marito di Guerrina) sostiene che a questo punto potrebbe essere utile un sopralluogo ed una ricerca mirata nei luoghi, con padre Graziano che potrebbe essere accompagnato dagli inquirenti dal carcere al fiume (o laghetto) dove gli sarebbe capitato l'inconveniente. Nella zona di Cà Raffaello scorrono il Marecchia e il Torrente Torbello (zona Molino di Bascio - San Gianni). I corsi d'acqua non sono così profondi e potrebbero essere dragati alla ricerca dell'oggetto. Si tratterebbe di un accertamento forse decisivo. A parlare di un telefonino caduto in acqua, era stato padre Graziano scrivendolo in un appunto ritrovato dai carabinieri nella sua camera il giorno dell'arresto. La confidenza che padre Graziano avrebbe fatto ad un amico ammettendo il possesso del cellulare di Guerrina, datogli da zio Francesco, non viene confermata da fonti investigative. Se fosse un elemento disponibile, avrebbe un grande peso nel procedimento. Nell'interrogatorio Alabi ha negato con decisione.  ARTICOLO SUL CORRIERE IN EDICOLA E ON LINE DEL 6 SETTEMBRE