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Padre Gratien: "Porto la croce, aspetto, ma dormo tranquillo. Il carcere è il mio deserto"

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Luca Serafini
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Padre Graziano aspetta il trasferimento ai domiciliari tra impazienza e una nuova serenità. "Non è giusto, dovrei essere fuori dal carcere, ma ora la notte dormo più tranquillo" ha confidato all'avvocato Riziero Angeletti che è andato a trovarlo in carcere. Aver ottenuto i domiciliari è già stato un sollievo per il prete congolese. Ora c'è l'attesa del braccialetto elettronico, ma quella che tocca a Gratien Alabi è né più né meno la stessa che devono sopportare tutti i detenuti d'Italia ai quali viene concesso il dispositivo. In questo caso il clamore mediatico espone di più la situazione. I legali Francesco Zacheo e Angeletti annunciano una istanza al presidente della Corte d'Assise Tafuro per disporre comunque i domiciliari anche senza braccialetto. Sul Corriere di Arezzo in edicola nuovi particolari sulla vita di Gratien in carcere. Sono 230 i giorni trascorsi dietro le sbarre che il sacerdote accusato di aver ucciso Guerrina definisce come l'"attraversata del deserto". Intanto è uscito definitivamente dall'inchiesta, con l'archiviazione, il marito della Piscaglia, Mirco Alessandrini. ARTICOLI SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DELL'8 DICEMBRE