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Guerrina, ritardi e appelli a vuoto: 80 giorni persi prima delle indagini

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Luca Serafini
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Riprende venerdì 8 gennaio il processo a padre Graziano accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia. In programma l'audizione di sette testimoni, tra cui i suoceri della donna che sparì da Cà Raffaello il primo maggio 2014. Il Corriere di Arezzo in edicola e on line del 6 gennaio scorso, in un articolo ha analizzato l'aspetto del grave ritardo con cui partirono le indagini, per tutta una serie di fattori, tra cui i depistaggi, ma anche errate valutazioni e forse leggerezze. In particolare non fu tempestivamente ascoltata una lettera appello inviata dalla famiglia Piscaglia agli inquirenti nella quale si chiedevano accertamenti ritenendo impossibile un allontanamento volontario della donna. La lettera, annunciata il 17 giugno 2014 ai carabinieri di Badia Tedalda, spedita alla procura di Arezzo il 18, protocollata il 23, ebbe l'effetto sperato solo il 19 luglio quando la procura dispose "con urgenza" l'acquisizione dei tabulati, attività per localizzare il cellulare della donna e per conoscere il traffico telefonico in entrata e in uscita. Il primo vero atto di indagine. A fine luglio, purtroppo 80 giorni dopo la scomparsa, arrivarono le risposte: i 4000 contatti tra Guerrina e padre Graziano (che si interrompono bruscamente il primo maggio) e il fatto che il cellulare non si era mai allontanato dalla zona. Inoltre, il Corriere indica come già il 13 maggio il messaggino arrivato alla suocera dal telefonino di Guerrina, con scritto "Non posso chiamare" poteva far scattare l'esigenza di accertamenti veramente urgenti. Sul Corriere di Arezzo in edicola e on line del 7 gennaio, anticipazioni sull'udienza dell'8, che si preannuncia molto intensa. Pesa sull'esito del processo il mancato ritrovamento del corpo e l'assenza di prove schiaccianti a fronte di molte ombre e indizi.