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Omicidio di Katia, ore decisive per assassino dopo svolta dna

Luca Serafini
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Omicidio di Katia Dell'Omarino, ore decisive dopo la svolta dna anticipata dal Corriere di Arezzo: un campione con tracce biologiche umane che potrebbero condurre all'assassino. La notizia trova riscontro in ambienti investigativi. Nei laboratori dell'Università di Pisa entra nel vivo il lavoro per definire con precisione sesso ed esatto profilo genetico di "ignoto", per poi dar luogo ai confronti con il dna delle persone che frequentavano la donna assassinata nella notte tra 11 e 12 luglio lungo il torrente Afra a Sansepolcro. L'omicida per gli inquirenti è un conoscente della donna e da quella notte vive mimetizzato nella normalità tra Sansepolcro e San Giustino, tra le province di Arezzo e Perugia, dove Katia aveva un giro di frequentazioni maschili i cui nomi e numeri erano racchiusi nei fogliettini di carta di una agenda. Questo in estrema sintesi ciò che sarebbe accaduto tra quel lunedì 11 luglio e il giorno successivo: nel corso della giornata accordo, probabilmente verbale, non per telefono, tra la donna e l'uomo per incontrarsi dopo la mezzanotte a Sansepolcro. Prima delle 24 Katia viene fermata per un controllo a Lama dai carabinieri di San Giustino. La sua auto viene lasciata al parcheggio delle piscine dove la donna sale nell'auto dell'uomo, lasciando borsa ed effetti in macchina. La coppia raggiunge la zona appartata lungo via di Montagna, e si ferma nella viuzza sterrata vicino al ponte di San Francesco. Forse avviene un rapporto sessuale (non completo), forse tra i due è necessario un chiarimento. Litigano, lui colpisce a pugni lei, poi afferra un arnese pesante e le fracassa la testa, poi anche a calci la getta nella scarpata del torrente. Arma e telefono non trovati. Ma nella lotta o su fazzolettini trovati a terra l'assassino può aver lasciato la sua firma, che si cerca di decifrare in laboratorio sulla traccia rinvenuta. Sangue, liquido seminale, cute, capello, pelo, non si sa. Indagini nel massimo riserbo, fase decisiva. Omicidio di Katia Dell'Omarino, ore decisive dopo la svolta dna anticipata dal Corriere di Arezzo: un campione con tracce biologiche umane che potrebbero condurre all'assassino. La notizia trova riscontro in ambienti investigativi. Nei laboratori dell'Università di Pisa entra nel vivo il lavoro per definire con precisione sesso ed esatto profilo genetico di "ignoto", per poi dar luogo ai confronti con il dna delle persone che frequentavano la donna assassinata nella notte tra 11 e 12 luglio lungo il torrente Afra a Sansepolcro. L'omicida per gli inquirenti è un conoscente della donna e da quella notte vive mimetizzato nella normalità tra Sansepolcro e San Giustino, tra le province di Arezzo e Perugia, dove Katia aveva un giro di frequentazioni maschili i cui nomi e numeri erano racchiusi nei fogliettini di carta di una agenda. Questo in estrema sintesi ciò che sarebbe accaduto tra quel lunedì 11 luglio e il giorno successivo: nel corso della giornata accordo, probabilmente verbale, non per telefono, tra la donna e l'uomo per incontrarsi dopo la mezzanotte a Sansepolcro. Prima delle 24 Katia viene fermata per un controllo a Lama dai carabinieri di San Giustino. La sua auto viene lasciata al parcheggio delle piscine dove la donna sale nell'auto dell'uomo, lasciando borsa ed effetti in macchina. La coppia raggiunge la zona appartata lungo via di Montagna, e si ferma nella viuzza sterrata vicino al ponte di San Francesco. Forse avviene un rapporto sessuale (non completo), forse tra i due è necessario un chiarimento. Litigano, lui colpisce a pugni lei, poi afferra un arnese pesante e le fracassa la testa, poi anche a calci la getta nella scarpata del torrente. Arma e telefono non trovati. Ma nella lotta o su fazzolettini trovati a terra l'assassino può aver lasciato la sua firma, che si cerca di decifrare in laboratorio sulla traccia rinvenuta. Sangue, liquido seminale, cute, capello, pelo, non si sa. Indagini nel massimo riserbo, fase decisiva. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 25 LUGLIO