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Oro sparito, pugno duro sul vigilante: resta in carcere

Il furgone Securpol e Di Stazio

Luca Serafini
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Oro sparito per 4 milioni di euro dal furgone portavalori, il vigilante Antonio Di Stazio resta in carcere e l'accusa verso di lui - furto pluriaggravato - non si sposta di un millimetro. Il tribunale del riesame di Firenze ha respinto il ricorso che l'avvocato Marco Treggi aveva presentato per la guardia giurata, 60 anni, che Securpol ha licenziato dopo che l'11 luglio era sparito con il carico di verghe contenuto nel mezzo, per poi tornare una settimana dopo senza dare alcuna spiegazione. La difesa puntava a modificare l'imputazione con una accusa meno pesante (appropriazione indebita) e ad una misura cautelare più leggera: i domiciliari col braccialetto elettronico. Ma i giudici hanno detto di no. Intanto i carabinieri indagano sul fatto di Badia al Pino, pieno di ombre proprio per la mancanza di collaborazione dell'agente. Si cercano complici e ricettatori. A dare l'allarme fu il collega, sceso per prendere metallo in una ditta: uscito dalla fabbrica non trovò più il blindato. Il furgone fu trovato vicino all'A1 vuoto. Telefonino muto. Il 19 luglio Di Stazio si fece vivo ai carabinieri di Lucca. Nei giorni successivi venne arrestato. Securpol è parte offesa nel procedimento, rappresentata dall'avvocato Antonio Bonacci. Contestate negligenze dall'azienda anche al collega di Di Stazio che quel giorno era con lui: con l'avvocato Anna Miele verrà impugnato il licenziamento.