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Associazioni di categoria: "Sagre sì, pizza no"

Francesca Muzzi
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Sulle sagre e sull'accordo annunciato da Flavio Sisi rappresentante del Comitato Sagre, interviene Valeria Alvisi responsabile di Confesercenti al tavolo della commissione comunale dove in occasione della riunione di lunedì ha “votato no”. Le motivazioni? “Ci eravamo lasciati – ribatte Valeria Alvisi - con la promessa che la pizza di eliminare la pizza dai menù delle sagre. Per noi la pizza non è un prodotto tipico, è la pietanza per attrarre famiglie e far lievitare il numero dei coperti mettendo in secondo piano la tradizione e la tipicità dei prodotti. Per alcuni può essere una questione di poco conto, ma per noi il non rispetto di un impegno, quello assunto lo scorso anno relativo al problema pizza, significa constatare che non c'è la volontà di fare un passo in avanti nell'evitare che le sagre diventino dei ristoranti a cielo aperto”. “Dopo un anno invece si torna - prosegue Alvisi - a confermare quello che avevamo dibattuto in modo controverso a lungo, con la promessa di cambiare linea; adesso ci stupisce che i consiglieri di minoranza e maggioranza votino tutti uniti intorno alla questione”. Il segnale è che tutto procede bene e invece, per Confesercenti non è così. “Il regolamento e la commissione – continua Alvisi - erano il punto di partenza di un iter che avrebbe dovuto tutelare la categoria dei ristoratori. Abbiamo verniciato che ci sono stati grandi incassi a dimostrazione che la concorrenza c'è, e non poca. 660mila euro sono una pioggia di denaro sulla cui destinazione benefica continueremo a vigilare”. Confesercenti vuole ribattere la propria contrarietà anche perché si sbandiera l'introduzione di una nuova sagra che si aggiunge alle sedici dello scorso anno, facendo salire a 17 quelle previste dal calendario. “Sembra di essere di fronte - conclude Alvisi - ad un graduale dietro front da parte dell'amministrazione comunale su un problema che ricordiamo è nato proprio su richiesta delle associazioni di categoria, messe in minoranza al tavolo della Commissione Sagre. E il fatto che Flavio Sisi annunci ‘nessun cambiamento' lo dimostra dimenticando forse il nostro no, secco e deciso. Da parte nostra continueremo a ribadire le nostre posizioni come chiedono i ristoratori”. E anche Confcommercio torna sulla questione delle sagre. “Molti degli eventi al vaglio della Commissione non rispettano il regolamento fissato dal Comune”, fa sapere la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei, “in particolare per quanto concerne il menù, che continua ad essere in molti casi onnicomprensivo e a contemplare piatti poco legati al territorio e niente affatto tipici, come la pizza. Per il 2016, in deroga, il Comune aveva consentito agli organizzatori delle sagre di servire la pizza margherita, con l'obbligo però, a partire dal 2017, di rispettare rigorosamente quanto stabilito. Le sagre non sono ristoranti, devono limitarsi a valorizzare il piatto o il prodotto a cui sono dedicate, con poche aggiunte. La proposta di venire meno a questo non ci trova assolutamente d'accordo”. “È importante che ora il Comune non deroghi più alle regole stabilite, perché sulla questione sagre vanno messi dei punti fermi prima che la situazione precipiti nuovamente nel caos. Lo dobbiamo ai tanti operatori professionali che hanno fatto della ristorazione un'attività economica che dà lavoro a tante persone e crea ricchezza sul territorio”, precisa Catiuscia Fei, “non accettiamo questo dietrofront del Comune e ci riserviamo di intraprendere azioni di protesta mobilitando gli imprenditori dei pubblici esercizi”. Quello della somministrazione parallela è da sempre un nervo scoperto per i pubblici esercizi, acuito dagli anni di crisi, dalla pressione fiscale e dagli eccessi burocratici che gli operatori sono costretti a sopportare e che sembrano invece non toccare sagre&Co. “Non si capisce perché alcuni organizzatori di sagre pretendano di essere trattati come operatori professionali solo quando si tratta di coglierne le opportunità, salvo poi tirarsi indietro quando si tratta di pagarne gli oneri, vedi tasse, costo del lavoro ed altro ancora”, sottolinea la vicedirettrice della Confocmmercio aretina. Il percorso di normalizzazione delle sagre, secondo l'associazione di categoria, va ancora completato ad Arezzo, anche se qualche passo avanti è stato fatto: “il regolamento approvato l'inverno scorso, che ha finalmente posto paletti come la durata massima degli eventi o i vincoli al menù, è stata una conquista. Perché a pochi mesi di distanza qualcuno si ostina a far rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta?”, si chiede la Fei. “Se gli organizzatori di sagre, anziché alzare barricate, comprendessero il valore di una spinta decisa verso la tipicità, il comparto degli eventi farebbe un vero salto di qualità puntando all'eccellenza e diventando fiore all'occhiello per tutto il territorio, aziende comprese”. Confcommercio chiede poi conto al Comune della proposta, accettata in via preliminare, di ridurre la Tari ai pubblici esercizi in maniera proporzionale alla durata complessiva delle sagre sul territorio comunale.