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Omicidio di Katia, tutte le tracce genetiche di Piter. Perché la uccise

Luca Serafini
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Numerose tracce genetiche blindano il caso dell'omicidio di Katia Dell'Omarino, 39 anno, uccisa a martellate la notte tra 11 e 12 luglio 2016 a Sansepolcro. Consegnate in procura le risultanze degli esami di laboratorio sui reperti raccolti durante le indagini: elementi schiaccianti verso Piter Polverini, il giovane residente a San Giustino in Umbria, che lavorava nella sala scommesse di Arezzo, arrestato dai carabinieri a settembre per il delitto. Tracce di sangue di Katia erano sul manico del martello e nell'auto Nissan X Trail: sedile, sportello, cruscotto, guarnizioni e gilet arancione catarifrangente. Concordanti le comparazioni tra il profilo genetico di Polverini e il materiale organico trovato sotto due dita della mano destra della vittima, in un fazzolettino di carta (sperma). Suo anche un pelo. Inchiesta quasi chiusa. Forse il giovane renderà interrogatorio. Effettuata una perizia difensiva sul suo quadro psicologico. Potrebbe aver ucciso, emerge, dopo aver perso il controllo di sé per il timore che crollasse la sua immagine di bravo ragazzo. Si era appartato con la donna e nacque un bisticcio sui soldi (20 euro) e la donna pare lo incalzasse paventando di metterlo nei guai con i carabinieri. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 15 DICEMBRE