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Padre Graziano: "Meglio morire che condannato da innocente"

Gratien nella chiesa del convento

Luca Serafini
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Caso Guerrina, Padre Graziano: "Piuttosto che scontare una pena ingiusta, chiederei la pena di morte". E' una delle risposte di Gratien Alabi nell'intervista esclusiva rilasciata al Corriere di Arezzo nel convento di Roma dove è rinchiuso agli arresti domiciliari. Guarda video: Gratien nutre pavoni Condannato a 27 anni di reclusione, in primo grado, per l'omicidio e la soppressione del cadavere della Piscaglia, scomparsa a Cà Raffaello il primo maggio 2014, il sacerdote congolese parla di tutto. Guarda le foto esclusive di Gratien Della sua innocenza che rivendica, di Guerrina, dei familiari, delle ricerche, del segreto confessionale al quale si sente legato, del cannibalismo del quale la gente parla quando si riferisce al caso, della gente di Cà Raffaello e della corrispondenza che ha mantenuto con alcuni. Parla delle donne di Perugia con le quali avrebbe avuto incontri sessuali. La cosa che farebbe appena libero. La forza che lo fa andare avanti. Il Papa. Perché, nonostante la condanna, dice messa. E poi la vita nel convento, col braccialetto elettronico, tra preghiere, computer e i pavoni nel cortile  ai quali lancia molliche  di pane. Intanto l'avvocato Riziero Angeletti (che difende Alabi con l'avvocato Francesco Zacheo e con la collaborazione del professor Sergio Novani) ha depositato l'appello contro la sentenza della Corte d'Assise di Arezzo. L'obiettivo: ribaltarla. INTERVISTA A PADRE GRAZIANO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA DEL 15 APRILE