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Cantarelli, tempo scade il 17. Stop ai cinesi, Proto Group si muove, la carta dei sindacati

Luca Serafini
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Crisi Cantarelli, il tribunale di Arezzo concede tempo fino a giovedì 17 maggio per ricevere concreti segnali dal Ministero di una svolta, con un reale percorso di vendita incardinato. Altrimenti sarà fallimento, perché il dissesto dell'azienda si aggrava sempre più e la legge impone che la procedura di amministrazione straordinaria, che non ha funzionato, sia convertita in quella fallimentare. I giudici attendono quindi che le ultime esplorazioni in atto diano risultati significativi. Altrimenti stop. Intanto nella concitata fase finale, si registrano movimenti intorno a Cantarelli, marchio appetibile del made in Italy che a giugno avrebbe pure lo stand prenotato a Pitti Uomo e ha in ordine seimila capi da realizzare per un fatturato di circa un milione e ottocentomila euro. Voci del settore dicono di un interessamento cinese, che è stato stoppato a Roma, dove l'impostazione del ministero è sempre stata quella di una soluzione italiana e affidabile, al punto di preferire il fallimento ad un possibile salto nel buio. Nelle ultime ore risulta che Proto Group avrebbe manifestato il suo interesse. Il gruppo è quello di Alessandro Proto, immobiliarista e finanziere, dai trascorsi in verità più che discussi. Notizia veicolata con mail dallo stesso gruppo. Il manager incaricato di seguire la vicenda, con tanto di incontro al Ministero annunciato per martedì, sarebbe - stando a una nota - Francesco Cucchiarale, che in passato ha avuto modo di conoscere l'azienda. Tutto da prendere con le molle. Nei giorni scorsi, dopo l'assemblea dei lavoratori, è stato il sindacato a farsi parte attiva per chiedere al tribunale di Arezzo alcuni giorni. Starebbe favorendo la presentazione di una offerta al Ministero, ultimissima carta da giocare per salvare l'azienda con fabbrica a Terontola di Cortona: 250 dipendenti di cui da tre anni cento in cassa integrazione.